Autore: Martina Bernareggi

  • Blues in Idro 2011

    Blues in Idro 2011

    Dopo i successi di pubblico ottenuti nelle precedenti edizioni, la Provincia di Milano è lieta di ospitare nuovamente all’Idroscalo Blues in Idro, la popolarissima rassegna di musica blues divenuta appuntamento fisso dell’estate metropolitana.

    Mercoledì 20 e Giovedì 21 luglio dalle 21.00 presso le Tribune dell’Idroscalo.

    PROGRAMMA

    20 Luglio
    DANIELE TENCA BAND
    FRANCESCO PIU
    PAOLO BONFANTI
    GUITAR RAY & THE GAMBLER

    21 Luglio
    BATON ROUGE
    TRAVES BLUES BAND

    Leggi la recensione dell’abum dei Baton Rouge Hobo Ramblin’

  • Blues in Idro 2011

    Blues in Idro 2011

    Dopo i successi di pubblico ottenuti nelle precedenti edizioni, la Provincia di Milano è lieta di ospitare nuovamente all’Idroscalo Blues in Idro, la popolarissima rassegna di musica blues divenuta appuntamento fisso dell’estate metropolitana.

    Mercoledì 20 e Giovedì 21 luglio dalle 21.00 presso le Tribune dell’Idroscalo.

    PROGRAMMA

    20 Luglio
    DANIELE TENCA BAND
    FRANCESCO PIU
    PAOLO BONFANTI
    GUITAR RAY & THE GAMBLER

    21 Luglio
    BATON ROUGE
    TRAVES BLUES BAND

    Leggi la recensione dell’abum dei Baton Rouge Hobo Ramblin’

  • Daniele Silvestri: concerto in Villa Arconati

    Daniele Silvestri: concerto in Villa Arconati

    DANIELE SILVESTRI

    www.danielesilvestri.it

    Luogo: Villa Arconati, Bollate (MI)
    Data: 14 giugno 2011
    Evento: Festival Villa Arconati
    Voto: 7,5

    di Eugenio Peralta

    Dalla prima apparizione a Sanremo con L’uomo col megafono ai successi più recenti, il leit motiv che accompagna la carriera di Daniele Silvestri è immutabile: bravo, ma gli manca il capolavoro. Una discografia traboccante di pezzi eccellenti e con pochissime cadute di stile, priva però del “cinque stelle”, dell’acuto definitivo. Il luogo comune ha indubbiamente un fondo di verità; ma l’apparente handicap si trasforma in un asso nella manica nella dimensione live, dove Silvestri può permettersi di sfoderare un brano dopo l’altro virtualmente all’infinito, potendo contare su un’elevatissima qualità media. Ed è andata proprio così nella scenografica cornice di Villa Arconati, dove il cantautore romano si è esibito per quasi due ore e mezza con la consueta generosità, incurante della stanchezza e delle zanzare, di fronte a un pubblico tanto entusiasta quanto disciplinato (ci torneremo).

    Se c’è una cosa che Silvestri sa fare benissimo è arruffianarsi gli ascoltatori, con il suo atteggiamento ironico e autoironico, con le dichiarazioni di appartenenza politica (poche settimane fa è stato tra i protagonisti del concerto in onore di Giuliano Pisapia) e persino mettendo in scena una presunta “improvvisazione” della scaletta. Ma anche con la musica: si vedano gli ammiccanti ritmi latini garantiti dalla presenza del percussionista cubano Ramon José Caraballo, per esempio ne La paranza, ma ancora più spesso gli sconfinamenti nel reggae e nello ska, come nei nuovi arrangiamenti di Monetine o Me fece mele a chepa. Mosse furbette? Può darsi, ma va detto che l’altro elemento da sempre presente nel DNA di Silvestri è la capacità di muoversi con disinvoltura (e grande divertimento) da un genere musicale all’altro: lo ha dimostrato anche a Bollate, saltando senza affanno dalla ballad Acqua stagnante alla sincopata Fifty fifty, fino al quasi-rap di Le cose in comune, anche se la velocità non è più quella di una volta.

    Nella lunga scaletta dello spettacolo, del resto, c’è stato spazio praticamente per ogni cosa: quasi tutti i brani dell’ultimo disco, forse meno riuscito dei precedenti ma sempre ben oltre la soglia della gradevolezza, a qualche “perla” tirata fuori dal dimenticatoio come la bellissima Strade di Francia e addirittura il rock naif di Datemi un benzinaio, uno dei primi brani incisi dal cantante di Roma. Spiazzante la pausa a metà concerto: dieci minuti di musica techno – piuttosto datata – per introdurre i brani più movimentati come la grottesca S con Dario, altro cavallo di battaglia degli esordi, ma anche Manifesto o Salirò. Tra i momenti più intensi da segnalare anche il duetto con il milanese Diego Mancino per l’onirica e ispirata Acqua che scorre.

    Il neo della serata è facile da individuare: la posizione del pubblico, irrigidito in posti a sedere troppo lontani dal palco e impossibilitato a vivere il concerto con la dovuta partecipazione. Vero che Silvestri è un cantautore a tratti intimista, ma così si esagera. Dopo quasi un’ora e mezza, infatti, gli spettatori hanno finalmente infranto il tabù e si sono riversati in massa nelle prime file, in tempo per un finale ad alto tasso di emotività: il rock progressivo di Aria, i beffardi stornelli di Testardo con tanto di coro “..de li mortacci tua”, e soprattutto l’attesissima Cohiba dedicata a Che Guevara, ormai trasformata in un inno generazionale. Certo, a rifletterci c’è qualcosa che non torna nel sentire Silvestri enunciare che “lo slogan è fascista di natura” (Voglia di gridare, il singolo con cui esordì nel 1994) per poi lanciarsi, pochi secondi dopo, nel coro “Venceremos adelante, o victoria o muerte”. Ma in fondo cambiare idea non è vietato e anche questa è una dimostrazione di sincerità, una dote che al cantautore romano non è davvero mai mancata.


  • Daniele Silvestri: concerto in Villa Arconati

    Daniele Silvestri: concerto in Villa Arconati

    DANIELE SILVESTRI

    www.danielesilvestri.it

    Luogo: Villa Arconati, Bollate (MI)
    Data: 14 giugno 2011
    Evento: Festival Villa Arconati
    Voto: 7,5

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    di Eugenio Peralta

    Dalla prima apparizione a Sanremo con L’uomo col megafono ai successi più recenti, il leit motiv che accompagna la carriera di Daniele Silvestri è immutabile: bravo, ma gli manca il capolavoro. Una discografia traboccante di pezzi eccellenti e con pochissime cadute di stile, priva però del “cinque stelle”, dell’acuto definitivo. Il luogo comune ha indubbiamente un fondo di verità; ma l’apparente handicap si trasforma in un asso nella manica nella dimensione live, dove Silvestri può permettersi di sfoderare un brano dopo l’altro virtualmente all’infinito, potendo contare su un’elevatissima qualità media. Ed è andata proprio così nella scenografica cornice di Villa Arconati, dove il cantautore romano si è esibito per quasi due ore e mezza con la consueta generosità, incurante della stanchezza e delle zanzare, di fronte a un pubblico tanto entusiasta quanto disciplinato (ci torneremo).

    Se c’è una cosa che Silvestri sa fare benissimo è arruffianarsi gli ascoltatori, con il suo atteggiamento ironico e autoironico, con le dichiarazioni di appartenenza politica (poche settimane fa è stato tra i protagonisti del concerto in onore di Giuliano Pisapia) e persino mettendo in scena una presunta “improvvisazione” della scaletta. Ma anche con la musica: si vedano gli ammiccanti ritmi latini garantiti dalla presenza del percussionista cubano Ramon José Caraballo, per esempio ne La paranza, ma ancora più spesso gli sconfinamenti nel reggae e nello ska, come nei nuovi arrangiamenti di Monetine o Me fece mele a chepa. Mosse furbette? Può darsi, ma va detto che l’altro elemento da sempre presente nel DNA di Silvestri è la capacità di muoversi con disinvoltura (e grande divertimento) da un genere musicale all’altro: lo ha dimostrato anche a Bollate, saltando senza affanno dalla ballad Acqua stagnante alla sincopata Fifty fifty, fino al quasi-rap di Le cose in comune, anche se la velocità non è più quella di una volta.

    Nella lunga scaletta dello spettacolo, del resto, c’è stato spazio praticamente per ogni cosa: quasi tutti i brani dell’ultimo disco, forse meno riuscito dei precedenti ma sempre ben oltre la soglia della gradevolezza, a qualche “perla” tirata fuori dal dimenticatoio come la bellissima Strade di Francia e addirittura il rock naif di Datemi un benzinaio, uno dei primi brani incisi dal cantante di Roma. Spiazzante la pausa a metà concerto: dieci minuti di musica techno – piuttosto datata – per introdurre i brani più movimentati come la grottesca S con Dario, altro cavallo di battaglia degli esordi, ma anche Manifesto o Salirò. Tra i momenti più intensi da segnalare anche il duetto con il milanese Diego Mancino per l’onirica e ispirata Acqua che scorre.

    Il neo della serata è facile da individuare: la posizione del pubblico, irrigidito in posti a sedere troppo lontani dal palco e impossibilitato a vivere il concerto con la dovuta partecipazione. Vero che Silvestri è un cantautore a tratti intimista, ma così si esagera. Dopo quasi un’ora e mezza, infatti, gli spettatori hanno finalmente infranto il tabù e si sono riversati in massa nelle prime file, in tempo per un finale ad alto tasso di emotività: il rock progressivo di Aria, i beffardi stornelli di Testardo con tanto di coro “..de li mortacci tua”, e soprattutto l’attesissima Cohiba dedicata a Che Guevara, ormai trasformata in un inno generazionale. Certo, a rifletterci c’è qualcosa che non torna nel sentire Silvestri enunciare che “lo slogan è fascista di natura” (Voglia di gridare, il singolo con cui esordì nel 1994) per poi lanciarsi, pochi secondi dopo, nel coro “Venceremos adelante, o victoria o muerte”. Ma in fondo cambiare idea non è vietato e anche questa è una dimostrazione di sincerità, una dote che al cantautore romano non è davvero mai mancata.


  • Bob Dylan –  Intime distorsioni all’Alcatraz di Milano

    Bob Dylan – Intime distorsioni all’Alcatraz di Milano

    Bob Dylan

    www.bobdylan.com

    Luogo: Alcatraz, Milano
    Data: 22 giugno 2011
    Evento: Tour 2011
    Voto: 9

    {gallery}concerti/dylan{/gallery}

    Ha l’effetto di un’onda d’urto dirompente che si propaga alla velocità del suono dell’armonica: il primo respiro di Dylan filtrato dalle ance si trasforma in un incantesimo scagliato sulla folla col cenno di una mano.
    Tutto ha inizio qualche minuto prima. Cappello, giacca nera e camicia bianca, poco dopo le 21.00 l’anti-icona di Duluth si fa largo tra le giacche-bianche-camicie-nere della band, un misto di eleganza dannata e rockabilly. Al centro della scena campeggia la chitarra di Charles Sexton, mentre Bob Dylan si divide tra la postazione alle tastiere e la buia prima linea della ribalta, avvolta (casualmente?) dall’oscurità, al riparo dall’occhio indiscreto dei fari.

    La base blues-rock di Leopard-Skin Pill-Box Hat è il tappeto rosso che porta Dylan al cospetto del pubblico radunatosi da tutta Italia all’Alcatraz di Milano: la voce inizia a graffiare la musica con un timbro attraversato da scaglie di vetro.
    L’attacco del secondo brano è un chiaro indicatore del tenore che avrà la serata: canzoni del primo Dylan si alternano a pezzi più recenti con ritmi sempre più incalzanti, complice il tiro della band che non si ferma nemmeno di fronte a piccole incomprensioni su come far procedere o risolvere i brani.  

    Si ritorna al Blonde On Blonde di Vision Of Johanna, privata ovviamente di ogni tendenza melodica, ma non della magia e del fascino trasognato che continua a trasmettere a decenni dalla sua pubblicazione. Lo spettacolo (sembra impossibile) è ancora in crescendo: Dylan, assieme alla sua band, approda a brani dello spessore di Highway 61 Revisited, si sofferma sulla struggente Forgetful Heart e saluta la prima parte della serata sulle note dell’immensa Ballad Of A Thin Man.

    Durante la pausa un veloce sound-check inietta nel locale una distorsione fino a questo punto inedita. Non c’è tempo per un pronostico sul titolo che segnerà il rientro in scena dei musicisti: l’attacco inconfondibile di Like A Rolling Stone ha già squassato le pareti dell’Alcatraz e lo stomaco dei presenti. L’assolo d’organo passa tra le dita di Dylan che si destreggia tra armonica, tastiera e chitarra con la naturalezza di chi ha alle spalle mezzo secolo di pratica. Come mantenere questo livello?  Bastano due accordi dl brano successivo perché il quesito si sciolga tra note di All Along The Watchtower. Al termine del celeberrimo e iper-coverizzato brano, Dylan, solo alle tastiere, intona (forse per la prima volta nella serata) la presentazione dei componenti della band: la base ritmica è retta da Tony Garnier (basso elettrico e contrabbasso) e George Recile (batteria), Stu Kimball affianca il già citato Charles Sexton alla sei corde mentre Donnie Herron passa dal banjo alle tastiere.

    La chiusura definitiva è affidata ad un pezzo che sa svolgere assai dignitosamente il suo compito, un pezzo celebre almeno quanto i versi con cui apre: “How many roads must a man walk down / Before you call him a man?“.
    La risposta, forse, è scritta proprio nella storia di Bob Dylan.

  • Bob Dylan –  Intime distorsioni all’Alcatraz di Milano

    Bob Dylan – Intime distorsioni all’Alcatraz di Milano

    Bob Dylan

    www.bobdylan.com

    Luogo: Alcatraz, Milano
    Data: 22 giugno 2011
    Evento: Tour 2011
    Voto: 9

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    Ha l’effetto di un’onda d’urto dirompente che si propaga alla velocità del suono dell’armonica: il primo respiro di Dylan filtrato dalle ance si trasforma in un incantesimo scagliato sulla folla col cenno di una mano.
    Tutto ha inizio qualche minuto prima. Cappello, giacca nera e camicia bianca, poco dopo le 21.00 l’anti-icona di Duluth si fa largo tra le giacche-bianche-camicie-nere della band, un misto di eleganza dannata e rockabilly. Al centro della scena campeggia la chitarra di Charles Sexton, mentre Bob Dylan si divide tra la postazione alle tastiere e la buia prima linea della ribalta, avvolta (casualmente?) dall’oscurità, al riparo dall’occhio indiscreto dei fari.

    La base blues-rock di Leopard-Skin Pill-Box Hat è il tappeto rosso che porta Dylan al cospetto del pubblico radunatosi da tutta Italia all’Alcatraz di Milano: la voce inizia a graffiare la musica con un timbro attraversato da scaglie di vetro.
    L’attacco del secondo brano è un chiaro indicatore del tenore che avrà la serata: canzoni del primo Dylan si alternano a pezzi più recenti con ritmi sempre più incalzanti, complice il tiro della band che non si ferma nemmeno di fronte a piccole incomprensioni su come far procedere o risolvere i brani.  

    Si ritorna al Blonde On Blonde di Vision Of Johanna, privata ovviamente di ogni tendenza melodica, ma non della magia e del fascino trasognato che continua a trasmettere a decenni dalla sua pubblicazione. Lo spettacolo (sembra impossibile) è ancora in crescendo: Dylan, assieme alla sua band, approda a brani dello spessore di Highway 61 Revisited, si sofferma sulla struggente Forgetful Heart e saluta la prima parte della serata sulle note dell’immensa Ballad Of A Thin Man.

    Durante la pausa un veloce sound-check inietta nel locale una distorsione fino a questo punto inedita. Non c’è tempo per un pronostico sul titolo che segnerà il rientro in scena dei musicisti: l’attacco inconfondibile di Like A Rolling Stone ha già squassato le pareti dell’Alcatraz e lo stomaco dei presenti. L’assolo d’organo passa tra le dita di Dylan che si destreggia tra armonica, tastiera e chitarra con la naturalezza di chi ha alle spalle mezzo secolo di pratica. Come mantenere questo livello?  Bastano due accordi dl brano successivo perché il quesito si sciolga tra note di All Along The Watchtower. Al termine del celeberrimo e iper-coverizzato brano, Dylan, solo alle tastiere, intona (forse per la prima volta nella serata) la presentazione dei componenti della band: la base ritmica è retta da Tony Garnier (basso elettrico e contrabbasso) e George Recile (batteria), Stu Kimball affianca il già citato Charles Sexton alla sei corde mentre Donnie Herron passa dal banjo alle tastiere.

    La chiusura definitiva è affidata ad un pezzo che sa svolgere assai dignitosamente il suo compito, un pezzo celebre almeno quanto i versi con cui apre: “How many roads must a man walk down / Before you call him a man?“.
    La risposta, forse, è scritta proprio nella storia di Bob Dylan.

  • Gaia Cuatro e Paolo Fresu su Sky Classica

    Gaia Cuatro e Paolo Fresu su Sky Classica

    Lunedì 11 luglio, a partire dalle 00.15

     

    Classica (Sky, canale 728) trasmette in esclusiva assoluta 
    Gaia Cuatro e Paolo Fresu – live in Monza
    un docu-concerto firmato Paolo Faroni, Josè Francesena, Jacopo Pataccini e Francesco Piccoli.

     

  • Gaia Cuatro e Paolo Fresu su Sky Classica

    Gaia Cuatro e Paolo Fresu su Sky Classica

    Lunedì 11 luglio, a partire dalle 00.15

     

    Classica (Sky, canale 728) trasmette in esclusiva assoluta 
    Gaia Cuatro e Paolo Fresu – live in Monza
    un docu-concerto firmato Paolo Faroni, Josè Francesena, Jacopo Pataccini e Francesco Piccoli.

     

  • Luca Olivieri – Vacanze da Cinema

    Luca Olivieri – Vacanze da Cinema

    Il 7 Luglio
    Alessandria

    Spazio multiculturale La Trama Viola

    Un nuovo evento di sonorizzazione vedrà impegnato il compositore e musicista Luca Olivieri. Il 7 Luglio ad Alessandria sarà infatti protagonista di “Vacanze da Cinema”, un’inedita rimusicazione di frammenti di rare pellicole (dai Fratelli Lumière a Georges Méliès ed Emile Reynaud), che racconteranno l’estate, le vacanze e la magia di suggestivi paesaggi esotici. L’intento è di far rivivere l’atmosfera delle sale cinematografiche di fine Ottocento, dove un unico esecutore o una piccola orchestra davano voce alle immagini attraverso la musica.
    Luca Olivieri, musicista attivo nel mondo delle colonne sonore (il suo ultimo album “La Quarta Dimensione” contiene una parte dei suoi lavori recenti per il teatro e il cinema), non è nuovo ad esperienze di questo genere avendo partecipato alla sonorizzazione di numerose pellicole del cinema muto tra le quali “Strike” (1925), “Maciste all’Inferno” (1926) e “Chang: La Giungla Misteriosa” (1927). Ha inoltre suonato e realizzato musiche per diversi spettacoli multimediali collaborando tra gli altri con Yo Yo Mundi e Nichelodeon.

    La serata è organizzata dal Circolo di condivisione letteraria “La Voce della Luna” e avrà luogo alle ore 21 ad Alessandria presso lo spazio multiculturale La Trama Viola (Corso Monferrato 143).

    info: Barbara Rossi, ros.barbara@virgilio.it
    La Trama Viola, Tel. 0131/1851181

    www.facebook.com/lucaolivieripage
    www.myspace.com/lucaolivieri
    www.lucaolivieri.eu

  • Luca Olivieri – Vacanze da Cinema

    Luca Olivieri – Vacanze da Cinema

    Il 7 Luglio
    Alessandria

    Spazio multiculturale La Trama Viola

    Un nuovo evento di sonorizzazione vedrà impegnato il compositore e musicista Luca Olivieri. Il 7 Luglio ad Alessandria sarà infatti protagonista di “Vacanze da Cinema”, un’inedita rimusicazione di frammenti di rare pellicole (dai Fratelli Lumière a Georges Méliès ed Emile Reynaud), che racconteranno l’estate, le vacanze e la magia di suggestivi paesaggi esotici. L’intento è di far rivivere l’atmosfera delle sale cinematografiche di fine Ottocento, dove un unico esecutore o una piccola orchestra davano voce alle immagini attraverso la musica.
    Luca Olivieri, musicista attivo nel mondo delle colonne sonore (il suo ultimo album “La Quarta Dimensione” contiene una parte dei suoi lavori recenti per il teatro e il cinema), non è nuovo ad esperienze di questo genere avendo partecipato alla sonorizzazione di numerose pellicole del cinema muto tra le quali “Strike” (1925), “Maciste all’Inferno” (1926) e “Chang: La Giungla Misteriosa” (1927). Ha inoltre suonato e realizzato musiche per diversi spettacoli multimediali collaborando tra gli altri con Yo Yo Mundi e Nichelodeon.

    La serata è organizzata dal Circolo di condivisione letteraria “La Voce della Luna” e avrà luogo alle ore 21 ad Alessandria presso lo spazio multiculturale La Trama Viola (Corso Monferrato 143).

    info: Barbara Rossi, ros.barbara@virgilio.it
    La Trama Viola, Tel. 0131/1851181

    www.facebook.com/lucaolivieripage
    www.myspace.com/lucaolivieri
    www.lucaolivieri.eu