Quando Ted Neeley morì e resuscitò per la prima volta, artisticamente parlando, aveva meno di trent’anni, e forse non si rendeva nemmeno conto che lui, Yvonne Elliman, Carl Anderson e tutti gli altri, cantando in abiti hippy su melodie rock composte da un semisconosciuto poco più che ventenne di nome Andrew Lloyd Webber, stavano dando vita a uno degli eventi che avrebbe cambiato per sempre la storia del musical, se non la rappresentazione di Gesù nell’immaginario collettivo.

