Tag: Art Blakey Jazz Club

  • Paolo Alderighi e Eiji Hanaoka // Live @ Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio – 23 maggio 2012

    Paolo Alderighi e Eiji Hanaoka // Live @ Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio – 23 maggio 2012

    L’organizzazione dell’Art Blakey Jazz Club, sempre attenta ai fenomeni musicali che gravitano attorno all’area jazz del varesotto, non poteva lasciarsi scappare l’occasione di avere come ospiti due dei migliori musicisti sulla scena jazz internazionale; è così che Paolo Alderighi (piano) e Eiji Hanaoka (clarinetto e sassofono) sono stati intercettati sulla loro strada verso la Rocca di Angera (dove terranno un concerto il 26 maggio) e chiamati ad esibirsi all’Art Blakey mercoledì 23 maggio.

    Paolo Alderighi, giovane pianista conosciuto a livello internazionale, aveva già avuto occasione di esibirsi presso l’Art Blakey nel 2007 con lo Swing Quartet (A.Ferra o. P.AIderiohi. R.Piccolo. G. Cazzola); Eiji Hanaoka è uno dei più affermati musicisti giapponesi nel campo del jazz tradizionale e dello swing. L’orchestra da lui formata oltre 10 anni fa (E.H. International All Stars) esibisce in ogni parte del mondo.

  • Jerry Bergonzi Trio // JAZZaltro @ Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio

    Jerry Bergonzi Trio // JAZZaltro @ Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio

    JERRY BERGONZI TRIO

     

    www.manomanouche.com

    Luogo: Art Blakey, Busto Arsizio (VA)
    Data: 27 febbraio 2012
    Voto: 7,5


    Jerry Bergonzi – sax tenore

    Dave Santoro – contrabbasso

    Andrea Michelutti – batteria

     



    {gallery}concerti/jerry-bergonzi{/gallery}

    Di italiano, a Jerry Bergonzi non resta che il nome: è l’orgoglio americano (concetto così affascinante, forse perchè così estraneo a noi italiani) a trasudare non solo dal look del celebre sassofonista, da quei jeans, T-Shirt e cappellino da baseball che sembrano una divisa nazionale, ma anche e soprattutto dalle parole che accompagnano il brano di apertura. «E’ giusto amare un presidente che ama la musica» dichiara, e omaggia Barack Obama dedicandogli il pezzo.

    Così prende il volo la serata che vede Bergonzi tornare all’Art Blakey Jazz Club a distanza di dieci anni dalla prima volta; l’occasione è il terzo appuntamento della rassegna JAZZaltro, che cade in concomitanza con l’ultimo concerto della stagione live del club.

    Dalla tematica temporale si passa a quella spirituale con il brano successivo, Awake, ispirato al compositore da una parabola su Buddah: l’illuminato, sceso dalla cima della montagna su cui stava meditando da tempo, a chi gli domandava se fosse un un dio, un santo o un alieno, rispondeva semplicemente: «Son desto» (I’m awake, appunto). Sono le vivacissime note del sax tenore a tracciare l’andamento del brano, poi le bacchette di Andrea Michelutti prendono il sopravvento; una battuta di contrabbasso e l’ensemble si riunisce per il finale.

    Di sè Jerry Bergonzi dice solo che sfotunatamente non ha mai imparato l’italiano. Ma dei suoi compari di ribalta tesse le lodi definendone metaforicamente le qualità: Michelutti è «l’uomo che ti seguirebbe ovunque, anche in un vicolo oscuro, e che sa sempre darti la cosa di cui hai bisogno al momento più oppurtuno». Dave Santoro è invece il “big man” dietro al contrabbasso, «quello che dirige il traffico o che sta dietro ai fornelli. Insomma, il cuoco».

    E, subito dopo, le note di note di Silent Flying iniziano a fluire dal sassofono di Bergonzi, sembrano levitare impalpabili sopra al fruscio delle spazzole, fluttuano ambigue e infine si dissipano sul solo di contrabbasso.  Segue Demolian Mode, altro brano tratto da Three for All.

    Il primo set si chiude come si era aperto, con una dedica, questa volta diretta ad un caro amico di Bergonzi, il primo che – ci spiega il sassofonista – ha creduto in lui: You’re My Everything.

    Protagonista assoluto del rientro in scena è il sassofono tenore: un solo eclettico e variegato permette a Bergonzi di far sfoggio di tutta la maestria strumentale per cui è celebre nel mondo. Tocca a Michelutti l’avvio del pezzo successivo: le bacchette scorrono su tom e rullante, la cordiera inizialmente è assente, e poi inserita per marcare la seconda parte nel solo più frenetica e serrata. La batteria carica e il sassofonista rientra a pieno regime, con un fraseggio e un’intensità interpretativa che provocano l’esaltazione del pubblico.

    La ballata successiva serve a ripristinare lo stato di quiete in sala, lo swing spensierato di chiusura a congedare allegramente il pubblico che affollava il club.

  • Jerry Bergonzi Trio // JAZZaltro @ Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio

    Jerry Bergonzi Trio // JAZZaltro @ Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio

    JERRY BERGONZI TRIO

     

    www.manomanouche.com

    Luogo: Art Blakey, Busto Arsizio (VA)
    Data: 27 febbraio 2012
    Voto: 7,5

     

    Jerry Bergonzi – sax tenore

    Dave Santoro – contrabbasso

    Andrea Michelutti – batteria

     

     

     

    {gallery}concerti/jerry-bergonzi{/gallery}

    Di italiano, a Jerry Bergonzi non resta che il nome: è l’orgoglio americano (concetto così affascinante, forse perchè così estraneo a noi italiani) a trasudare non solo dal look del celebre sassofonista, da quei jeans, T-Shirt e cappellino da baseball che sembrano una divisa nazionale, ma anche e soprattutto dalle parole che accompagnano il brano di apertura. «E’ giusto amare un presidente che ama la musica» dichiara, e omaggia Barack Obama dedicandogli il pezzo.

    Così prende il volo la serata che vede Bergonzi tornare all’Art Blakey Jazz Club a distanza di dieci anni dalla prima volta; l’occasione è il terzo appuntamento della rassegna JAZZaltro, che cade in concomitanza con l’ultimo concerto della stagione live del club.

    Dalla tematica temporale si passa a quella spirituale con il brano successivo, Awake, ispirato al compositore da una parabola su Buddah: l’illuminato, sceso dalla cima della montagna su cui stava meditando da tempo, a chi gli domandava se fosse un un dio, un santo o un alieno, rispondeva semplicemente: «Son desto» (I’m awake, appunto). Sono le vivacissime note del sax tenore a tracciare l’andamento del brano, poi le bacchette di Andrea Michelutti prendono il sopravvento; una battuta di contrabbasso e l’ensemble si riunisce per il finale.

    Di sè Jerry Bergonzi dice solo che sfotunatamente non ha mai imparato l’italiano. Ma dei suoi compari di ribalta tesse le lodi definendone metaforicamente le qualità: Michelutti è «l’uomo che ti seguirebbe ovunque, anche in un vicolo oscuro, e che sa sempre darti la cosa di cui hai bisogno al momento più oppurtuno». Dave Santoro è invece il “big man” dietro al contrabbasso, «quello che dirige il traffico o che sta dietro ai fornelli. Insomma, il cuoco».

    E, subito dopo, le note di note di Silent Flying iniziano a fluire dal sassofono di Bergonzi, sembrano levitare impalpabili sopra al fruscio delle spazzole, fluttuano ambigue e infine si dissipano sul solo di contrabbasso.  Segue Demolian Mode, altro brano tratto da Three for All.

    Il primo set si chiude come si era aperto, con una dedica, questa volta diretta ad un caro amico di Bergonzi, il primo che – ci spiega il sassofonista – ha creduto in lui: You’re My Everything.

    Protagonista assoluto del rientro in scena è il sassofono tenore: un solo eclettico e variegato permette a Bergonzi di far sfoggio di tutta la maestria strumentale per cui è celebre nel mondo. Tocca a Michelutti l’avvio del pezzo successivo: le bacchette scorrono su tom e rullante, la cordiera inizialmente è assente, e poi inserita per marcare la seconda parte nel solo più frenetica e serrata. La batteria carica e il sassofonista rientra a pieno regime, con un fraseggio e un’intensità interpretativa che provocano l’esaltazione del pubblico.

    La ballata successiva serve a ripristinare lo stato di quiete in sala, lo swing spensierato di chiusura a congedare allegramente il pubblico che affollava il club.

  • Tommaso Starace Quartet  // live @ Art Blakey jazz club

    Tommaso Starace Quartet // live @ Art Blakey jazz club

    TOMMASO STARACE QUARTET

     

    www.tommasostarace.com

    Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arszio (VA)
    Data: 12 dicembre 2011
    Voto: 8,5

    {gallery}concerti/tommaso-starace-quartet{/gallery}


    Tommaso Starace – sassofono | MIchele di Toro – pianoforte | Attilio Zanchi – contrabbasso | Tommasco Bradascio – batteria


    L’Art Blackey Jazz Club di Busto Arsizio affida l’ultimo saluto al 2011 alle mani sapienti di quattro formidabili musicisti riunitisi sotto la guida di Tommaso Starace per omaggiare uno dei più apprezzati pianisti jazz di tutti i tempi: Michel Petrucciani.

    Il sassofonista italo-australiano, introduce con eleganza e competenza i brani, il personaggio cui è dedicata la serata e i suoi compagni di palcoscenico: MIchele di Toro, Attilio Zanchi e Tommasco Bradascio.

    Nella gremita sala del jazz club, le note di She Did it Again si fanno largo tra fette di panettone e calici di spumante: la band ha già in pugno la platea. Even Mice Dance scalda il pubblico, subito dopo assorto, in religioso silenzio, nell’ascolto del Preludio n. 20 di Chopin: quando le dita di Michele Di Toro (formazione classica, mestiere e sensibilità) si posano sui tasti del pianoforte sembra che un incantesimo sia sceso sulla sala.
    Incantesimo che viene dissipato dalle variazioni latin su cui gioca il pianista nella seguente Looking Up, dimostrando una versatilità e un virtuosismo davvero invidiabili.

    Il percorso attraverso la storia musicale di Michel Petrucciani prosegue con una serie di brani celebri del pianista francese, tra cui spicca la stupenda Hidden Joy.

    Il risultato è una serata riuscita, di altissimo livello, come tante ce ne sono in questo piccolo e riservato tempio del jazz.

     

     

  • Tommaso Starace Quartet  // live @ Art Blakey jazz club

    Tommaso Starace Quartet // live @ Art Blakey jazz club

    TOMMASO STARACE QUARTET

     

    www.tommasostarace.com

    Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arszio (VA)
    Data: 12 dicembre 2011
    Voto: 8,5

    {gallery}concerti/tommaso-starace-quartet{/gallery}


    Tommaso Starace – sassofono | MIchele di Toro – pianoforte | Attilio Zanchi – contrabbasso | Tommasco Bradascio – batteria


    L’Art Blackey Jazz Club di Busto Arsizio affida l’ultimo saluto al 2011 alle mani sapienti di quattro formidabili musicisti riunitisi sotto la guida di Tommaso Starace per omaggiare uno dei più apprezzati pianisti jazz di tutti i tempi: Michel Petrucciani.

    Il sassofonista italo-australiano, introduce con eleganza e competenza i brani, il personaggio cui è dedicata la serata e i suoi compagni di palcoscenico: MIchele di Toro, Attilio Zanchi e Tommasco Bradascio.

    Nella gremita sala del jazz club, le note di She Did it Again si fanno largo tra fette di panettone e calici di spumante: la band ha già in pugno la platea. Even Mice Dance scalda il pubblico, subito dopo assorto, in religioso silenzio, nell’ascolto del Preludio n. 20 di Chopin: quando le dita di Michele Di Toro (formazione classica, mestiere e sensibilità) si posano sui tasti del pianoforte sembra che un incantesimo sia sceso sulla sala.
    Incantesimo che viene dissipato dalle variazioni latin su cui gioca il pianista nella seguente Looking Up, dimostrando una versatilità e un virtuosismo davvero invidiabili.

    Il percorso attraverso la storia musicale di Michel Petrucciani prosegue con una serie di brani celebri del pianista francese, tra cui spicca la stupenda Hidden Joy.

    Il risultato è una serata riuscita, di altissimo livello, come tante ce ne sono in questo piccolo e riservato tempio del jazz.

     

     

  • Felice Clemente Quartet  // live @ Art Blakey jazz club

    Felice Clemente Quartet // live @ Art Blakey jazz club

    FELICE CLEMENTE QUARTET

     

    http://www.feliceclemente.com

    Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arszio (VA)
    Data: 24 Gennaio 2012
    Voto: 7

    {gallery}concerti/felice-clemente{/gallery}


    Felice Clemente – sassofono | Massimo Colombo – pianoforte | Giulio Gorini – contrabbasso | Massimo Manzi – batteria


     

    Il ritorno all’Art Blackey del Felice Clemente Jazz Quartet è l’occasione per portare  al cospetto del pubblico i brani tratti da Nuvole di carta, ultimo lavoro fresco di pubblicazione.

    Il quartetto inaugura la serata con The Second Time, il cinque quarti che apre anche l’album da cui è tratto, Blue Of Mine.

    Lenta e malinonica, Nuvole di carta è introdotta dal pianoforte di Massimo Colombo: il brano sembra non voler accettare la fine indugiando su una serie su false chiusure prima che il rientro corale lo conduca al termine definitivo.

    Segue Paradossi, tratta dallo stesso album ma in completa antitesi con la title track. A guidarla è una sorta di frenesia accompagnata ad una ricerca di suoni che vanno al di là della normale percezione: corde del pianoforte stoppate e pizzicate a mani nude, aste percosse dalle bacchette, ritmo singhiozzante e note di sax sporcate dal growl.

    Il sax soprano introduce il brillante tema della successiva The Courage to Try prima dell’incipiti classico, quanto incisivo, di Lost In Blues, traccia a firma Giulio Gorini: il sassofono prende il volo sulle scale di contrabbasso fino allo stop dei battenti di Massimo Manzi, quindi il quartetto riattacca (quasi) in contemporanea per il finale ricalcato sull’inizio.

    Aneddoti, brano di Massimo Colombo, sancisce la chiusura della prima parte della performance.

    Al rientro, sul palcoscenico ci sono solo Colombo e Clemente per due brani introspettivi, due notturni (n. 2 e n. 5)  tratti dal terzo ed ultimo album citato durante la serata: Doppia Traccia, che di notturni a firma Colombo ne contiene nove.

    Si ritorna a Nuvole di carta con The young prince and princess, tratto dalla suite di Rimskij Korsakov ispirata a Le Mille e una notte per poi passare a To Clifford, omaggio swingante e incalzante di Massimo Colombo a Clifford Brown.

    To Mjg ci accompagna con l’andamento spedito del terzinato verso la fine del concerto. A tracciare il passo del pezzo è Massimo Manzi, subito seguito da sax soprano, contrabbasso e pianoforte; un assolo di batteria e si riparte col tema iniziale che porta alla chiusura.

    Il bis in levare stacca dal resto del concerto e accompagna all’usicta il pubblico dell’Art Blackey Jazz Club, come sempre coccolato dalle scelte artistiche dell’organizzazione.

     

  • Felice Clemente Quartet  // live @ Art Blakey jazz club

    Felice Clemente Quartet // live @ Art Blakey jazz club

    FELICE CLEMENTE QUARTET

     

    http://www.feliceclemente.com

    Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arszio (VA)
    Data: 24 Gennaio 2012
    Voto: 7

    {gallery}concerti/felice-clemente{/gallery}


    Felice Clemente – sassofono | Massimo Colombo – pianoforte | Giulio Gorini – contrabbasso | Massimo Manzi – batteria


     

    Il ritorno all’Art Blackey del Felice Clemente Jazz Quartet è l’occasione per portare  al cospetto del pubblico i brani tratti da Nuvole di carta, ultimo lavoro fresco di pubblicazione.

    Il quartetto inaugura la serata con The Second Time, il cinque quarti che apre anche l’album da cui è tratto, Blue Of Mine.

    Lenta e malinonica, Nuvole di carta è introdotta dal pianoforte di Massimo Colombo: il brano sembra non voler accettare la fine indugiando su una serie su false chiusure prima che il rientro corale lo conduca al termine definitivo.

    Segue Paradossi, tratta dallo stesso album ma in completa antitesi con la title track. A guidarla è una sorta di frenesia accompagnata ad una ricerca di suoni che vanno al di là della normale percezione: corde del pianoforte stoppate e pizzicate a mani nude, aste percosse dalle bacchette, ritmo singhiozzante e note di sax sporcate dal growl.

    Il sax soprano introduce il brillante tema della successiva The Courage to Try prima dell’incipiti classico, quanto incisivo, di Lost In Blues, traccia a firma Giulio Gorini: il sassofono prende il volo sulle scale di contrabbasso fino allo stop dei battenti di Massimo Manzi, quindi il quartetto riattacca (quasi) in contemporanea per il finale ricalcato sull’inizio.

    Aneddoti, brano di Massimo Colombo, sancisce la chiusura della prima parte della performance.

    Al rientro, sul palcoscenico ci sono solo Colombo e Clemente per due brani introspettivi, due notturni (n. 2 e n. 5)  tratti dal terzo ed ultimo album citato durante la serata: Doppia Traccia, che di notturni a firma Colombo ne contiene nove.

    Si ritorna a Nuvole di carta con The young prince and princess, tratto dalla suite di Rimskij Korsakov ispirata a Le Mille e una notte per poi passare a To Clifford, omaggio swingante e incalzante di Massimo Colombo a Clifford Brown.

    To Mjg ci accompagna con l’andamento spedito del terzinato verso la fine del concerto. A tracciare il passo del pezzo è Massimo Manzi, subito seguito da sax soprano, contrabbasso e pianoforte; un assolo di batteria e si riparte col tema iniziale che porta alla chiusura.

    Il bis in levare stacca dal resto del concerto e accompagna all’usicta il pubblico dell’Art Blackey Jazz Club, come sempre coccolato dalle scelte artistiche dell’organizzazione.

     

  • Rosa Brunello Quintet // live @ Art Blakey jazz club

    Rosa Brunello Quintet // live @ Art Blakey jazz club

    ROSA BRUNELLO QUINTET

    www.myspace.com/rosabrunello

    Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arszio (VA)
    Data: 14 Novembre 2011
    Voto: 6

    {gallery}concerti/rosa_brunello{/gallery}


    Rosa Brunello – contrabbasso ! David Boato – tromba e flicorno | Piero Bittolo Bono – sax | Riccardi Chiarion – chitarra | Luca Colussi – batteria


    Se non proprio un filo conduttore, si può scorgere, nell’ultima serie di concerti dell’Art Blakey jazz Club di Busto Arsizio, una tendenza: dare sempre più spazio a formazioni capitanate dal gentil sesso. Alla grandiosa prova dei Gaia Cuatro, tracciata dall’archetto impetuoso di Aska Kaneko, è seguito il concerto del trio di Chihiro Yamanaka ed infine la prova di questo giovane quintetto voluto da Rosa Brunello, graziosa e tanace contrabbassita lagunare.

    E’ sua la firma su quasi tutti i brani suonati nel corso della serata, che inizia appunto su un riff di contrabbasso, subito rimarcato dalla batteria nell’attesa che anche la chitarra si aggiungesse affinché il sax di Piero Bittolo Bono e la tromba di David Boato potessero spiaccare assieme il volo.

    Stesso incipit per la seguente Viali in fiore: il contrabbasso scandisce un riff orecchiabile replicato dalla chitarra elettrica su cui sax e tromba entrano sinuosamente all’unisono. Cambio di tempo e ritmo per uno stacco swingante prima del ritorno al tema iniziale, da cui sfileranno gli assolo dei musicisti con un Bittolo Bono scatenato.

    Spazzole e flicorno per la successiva ballata Sister ‘n Lò, dedicata alla sorella nel giorno delle sue nozze, in cui trova spazio un assolo della Brunello prima che il sax si faccia carico della chiusura del brano. Decisamente più frenetica e articolata, Malasaña sembra evocare il vivace quartiere di Madrid da cui prende il nome, diventando quasi delirante nell’assolo finale del sax tenore in cui Bittolo Bono sembra fare il verso a John Zorn.

    Al rientro in scena dopo la pausa il quintetto esegue il primo brano che non porta la firma della sua leader, ma di un altro Brunello, il padre di lei. David Boato abbandona la sordina utilizzata il Laguna per tema e assolo, eseguito con qualche esitazione, della successiva Camarones a la plancia.

    Prima di chiudere il concerto Rosa Brunello dedica un brano alla danzatrice e scenografa Pina Bausch in nome di una sorta di sincretismo artistico da cui i musicisti a volte non possono prescindere.

    Di questa giovane formazione, quello che salta subito all’occhio è la determinazione e l’entusiasmo e, in particolar modo per quanto riguarda l’autrice dei brani, una notevole propensione alla melodia che conferisce un’immediata orecchiabilità a molti dei brani proposti. D’altro canto si sente forse la mancanza durante l’esecuzione di “altruismo” e condivisione, nel senso che, troppo concentrati sui loro strumenti, complice probabilmente la mancanza d’esperienza, i musicisti riescono ancora a creare quell’atmosfera ludica e consapevole che riesce sempre ad appagare anche chi è in ascolto.

  • Rosa Brunello Quintet // live @ Art Blakey jazz club

    Rosa Brunello Quintet // live @ Art Blakey jazz club

    ROSA BRUNELLO QUINTET

    www.myspace.com/rosabrunello

    Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arszio (VA)
    Data: 14 Novembre 2011
    Voto: 6

    {gallery}concerti/rosa_brunello{/gallery}


    Rosa Brunello – contrabbasso ! David Boato – tromba e flicorno | Piero Bittolo Bono – sax | Riccardi Chiarion – chitarra | Luca Colussi – batteria


    Se non proprio un filo conduttore, si può scorgere, nell’ultima serie di concerti dell’Art Blakey jazz Club di Busto Arsizio, una tendenza: dare sempre più spazio a formazioni capitanate dal gentil sesso. Alla grandiosa prova dei Gaia Cuatro, tracciata dall’archetto impetuoso di Aska Kaneko, è seguito il concerto del trio di Chihiro Yamanaka ed infine la prova di questo giovane quintetto voluto da Rosa Brunello, graziosa e tanace contrabbassita lagunare.

    E’ sua la firma su quasi tutti i brani suonati nel corso della serata, che inizia appunto su un riff di contrabbasso, subito rimarcato dalla batteria nell’attesa che anche la chitarra si aggiungesse affinché il sax di Piero Bittolo Bono e la tromba di David Boato potessero spiaccare assieme il volo.

    Stesso incipit per la seguente Viali in fiore: il contrabbasso scandisce un riff orecchiabile replicato dalla chitarra elettrica su cui sax e tromba entrano sinuosamente all’unisono. Cambio di tempo e ritmo per uno stacco swingante prima del ritorno al tema iniziale, da cui sfileranno gli assolo dei musicisti con un Bittolo Bono scatenato.

    Spazzole e flicorno per la successiva ballata Sister ‘n Lò, dedicata alla sorella nel giorno delle sue nozze, in cui trova spazio un assolo della Brunello prima che il sax si faccia carico della chiusura del brano. Decisamente più frenetica e articolata, Malasaña sembra evocare il vivace quartiere di Madrid da cui prende il nome, diventando quasi delirante nell’assolo finale del sax tenore in cui Bittolo Bono sembra fare il verso a John Zorn.

    Al rientro in scena dopo la pausa il quintetto esegue il primo brano che non porta la firma della sua leader, ma di un altro Brunello, il padre di lei. David Boato abbandona la sordina utilizzata il Laguna per tema e assolo, eseguito con qualche esitazione, della successiva Camarones a la plancia.

    Prima di chiudere il concerto Rosa Brunello dedica un brano alla danzatrice e scenografa Pina Bausch in nome di una sorta di sincretismo artistico da cui i musicisti a volte non possono prescindere.

    Di questa giovane formazione, quello che salta subito all’occhio è la determinazione e l’entusiasmo e, in particolar modo per quanto riguarda l’autrice dei brani, una notevole propensione alla melodia che conferisce un’immediata orecchiabilità a molti dei brani proposti. D’altro canto si sente forse la mancanza durante l’esecuzione di “altruismo” e condivisione, nel senso che, troppo concentrati sui loro strumenti, complice probabilmente la mancanza d’esperienza, i musicisti riescono ancora a creare quell’atmosfera ludica e consapevole che riesce sempre ad appagare anche chi è in ascolto.

  • Chihiro Yamanaka Trio // Concerto @ Art Blakey Jazz Club

    Chihiro Yamanaka Trio // Concerto @ Art Blakey Jazz Club

    CHIHIRO YAMANAKA TRIO

    www.myspace.com/chihiroyamanaka

    Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
    Data: 31 OTTOBRE 2011
    Evento: Rassegna Jazz
    Voto: 8

    {gallery}concerti/chichiro_yamanaka{/gallery}


    Chihiro Yamanaka – pianoforte
    Mauro Gargano – contrabbasso
    Mickey Salgarello – batteria


    Quando si aggirava tra i tavoli dell’Art Blakey Jazz Club alla fine del concerto, vestito nero, teiera stretta timidamente tra le mani e cappello a punta regalatole per la notte delle streghe, Chihiro Yamanaka sembrava, più che una malvagia fattucchiera, una splendida e minuta fatina con un sorriso dolce e riservato. Ma se qualcuno l’avesse vista qualche istante prima, mentre piegava al suo volere gli 88 tasti del pianoforte, avrebbe avuto, quanto meno della sua grandezza, una percezione totalmente differente.

    Lo slancio e l’intensità che avrebbero permeato il sound della serata si sono mostrati a tutti i presenti sulle prime note di Take Five: il celeberrimo cinquequarti di Dave Brubeck è per l’occasione rivisitato e modulato, ma mai distorto o forzatamente distaccato dall’originale. La stupefacente padronanza, la determinazione e la tecnica di Chihiro Yamanaka divampano sul palco nel rispetto della tradizione, e conferiscono al brano una nuova forza propulsiva.

    Nell’introdurre Antonio’s Joke, composizione della pianista ispiratale dalle vicende di un suo estroverso amico e coinquilino siciliano, la Yamanaka accenna una sorta di captatio benevolentiae rivolta al club che le sta sta ospitando: «Art Blakey è il mio batterista preferito, ho tutti i suoi dischi. Quindi per me è doppiamente un piacere essere qui». Quello che colpisce immediatamente nell’ascolto di Antonio’s Joke è la spiccata propensione melodica della compositrice: il brano è familiare e piacevole fin dal primo ascolto senza sacrificare costruzioni sofisticate e virtuosismi impegnativi.

    L’approdo successivo è alla musica classica con Liebesleid (Love’s sorrow) di Fritz Kreisler, ma la marca inconfondibile dell’arrangiamento è quella di Chihiro Yamanaka: il tema viene subito affermato dal pianoforte con un carattere caliente, poi il brano si snoda tra solo di pianoforte e batteria che creano una dinamica accattivante, mentre la pianista vive e partecipa la musica con una fisicità che aumenta ancor più il coinvolgimento della platea.

    Il rientro dalla pausa è segnato da un omaggio ad Aldo Romano con Somebody’s Proof, seguito da una rivisitazione di Giant steps di John Coltrane. La successiva Rainbi and Rain, ancora a firma Yamanaka, inizia con lo sgocciolare delle note fluide del contrabbasso di Mauro Gargano, seguite da un pizzicato che ricorda il picchiettio della pioggia sul suolo; come un rombo di tuono il pianoforte poco dopo entra “a piene mani” e si conquista la scena.

    Lo swing di Flight Of The Foo Birds (Count Basie) è l’ennesima scelta azzeccata per il divertimento della platea che a questo punto non ha nessuna intenzione di farsi sfuggire l’occasione di ascoltare un altro brano del trio e a gran voce chiede il bis. Ce ne saranno due prima che la pianista giapponese e i suoi due scudieri lascino il palco trra gli applausi di un pubblico affascinato: l’ennesima prova della grande musica che risuona da anni tra le pareti dello sperduto vicolo Carpi di Busto Arsizio.