Ci sono alcune doti che io amo particolarmente nei musicisti (non solo di jazz) e direi: il senso della posizione in seno al gruppo, la duttilità, la capacità di porsi al servizio della band e del concerto posponendo il proprio ego (cioè la difficilissima arte dell’accompagnamento), la visione d’insieme, la capacità di non strafare e di essere sempre sul punto, l’ironia e l’autoironia ed infine apprezzo il fatto che i brani ed i musicisti vengano presentati in un certo modo con poche ma mirate parole, quindi non un diluvio verbale, come un comizio, ma neanche il minimo sindacale, solo titolo ed autore (altra difficilissima arte, quella della presentazione).
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