Categoria: Jazz

  • Dialoghi: jazz per due // Tim Berne – Mary Halvorson

    Dialoghi: jazz per due // Tim Berne – Mary Halvorson

    La quindicesima edizione prende congedo con una prima assoluta, una proposta esclusiva che affida il suo varo proprio a Pavia: il binomio Tim Berne/Mary Halvorson, sbarcati direttamente da New York poche ore prima.

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  • Dialoghi: jazz per due // Claudio Fasoli – Massimiliano Milesi // Gianni Mimmo – Tino Tracanna

    Dialoghi: jazz per due // Claudio Fasoli – Massimiliano Milesi // Gianni Mimmo – Tino Tracanna

    Al terzo incontro “Dialoghi: jazz per due” raddoppia la proposta. Quattro sassofoni coabitano sul palco di Santa Maria Gualtieri (in totale assenza di strumenti armonici e ritmici) alternandosi in differenti combinazioni: solo, duo, quartetto.

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  • Dialoghi: jazz per due // Giovanni Guidi – Gianluca Petrella

    Dialoghi: jazz per due // Giovanni Guidi – Gianluca Petrella

    Poetiche fluttuazioni

    Il pianismo narrativo di Giovanni Guidi interloquisce con la policromia espressiva del trombone di Gianluca Petrella a ricamare un patchwork sonoro libero da gabbie formali.

    Queste le coordinate che hanno contrassegnato il secondo appuntamento della manifestazione pavese. Un sodalizio umano e artistico nato tra le fila del quintetto di Enrico Rava, vero e proprio laboratorio di talenti, che ha trovato spazi d’interazione anche in altri contesti come la Cosmic Band di Petrella o il rodato tandem con cui si sono presentati questa sera sul palco di Santa Maria Gualtieri, terreno aperto su cui confrontarsi in acrobatici dialoghi senza rete.

     

    I due musicisti fanno ormai parte, a diritto, di quell’eccellenza del jazz italiano prospero di riconoscimenti anche fuori dai confini nazionali (i premi Django d’Or e Bird Award di Petrella e relativo sbarco nel Critics Poll di Down Beat), che ha saputo rinnovare il proprio linguaggio delineando nuove latitudini. Tra palpitazioni free (pratica cara ad entrambi) e cogitazioni liriche, Guidi ha sfoggiato una personalità musicale mutevole, che alterna un intenso canto melodico concentrato nella porzione centrale della tastiera, a guizzi diatonici nelle zone estreme del pianoforte, riconfermando (se ancora fosse necessario) una tecnica filigranata sorretta da un raffinato controllo dinamico/ritmico del fraseggio, con echi di Tristano e Jarrett.

     

    L’indiscussa perizia strumentale di Petrella viaggia di pari passo con la sua fantasia: giochi timbrici, distensioni liriche, accesi impeti espressionisti, in rapporto di complementarietà con le linee estroverse o intimiste di Guidi. Una musica che fluttua fra romantica poesia e stridenti contrasti, tradizione e contemporaneità, idiomi eurocolti, blues torridi, standard e avanguardia, con una percentuale rilevante di improvvisazione (spina dorsale del jazz) e accenni scritti da cui emergono una distillata Over The Rainbow o una trasfigurata Baby Please Don’t Go in un puzzle di citazioni e riletture. A volte la trama si sviluppa su arpeggi circolari, dando luogo ad astrazioni di sapore mediterraneo, in altri frangenti si fa rarefatta, dilatata, col trombone di Petrella impegnato in lunghe note sospese o eufoniche volute.

     

    Un flusso continuo di input che generano scenari variabili, a rimarcare il carattere avventuroso e incline al rischio dei due musicisti. La rivisitazione estemporanea di un paio di standard per il bis chiude un concerto privo di momenti statici o ricorsi a rassicuranti quanto logori cliché.

  • Dialoghi: jazz per due // Francesco Bearzatti – Giovanni Falzone

    Dialoghi: jazz per due // Francesco Bearzatti – Giovanni Falzone

    Antonino Di Vita

    Al via la quindicesima edizione della rassegna “Dialoghi: jazz per due” che come ogni anno si fregia della splendida cornice storica della ex chiesa di Santa Maria Gualtieri.

    Un traguardo (e un riconoscimento) quanto mai rilevante, specialmente se rapportato al periodo di profonda crisi che stiamo vivendo in questi ultimi anni e che ha penalizzato in maniera pesante il settore dello spettacolo. Per tre lustri la manifestazione pavese ha proposto una pratica originale e avventurosa come quella del confronto a due, solo all’apparenza limitante, votata ad una totale libertà espressiva, senza pregiudizi. Una vetrina che dal 1999 ad oggi ha visto sfilare alcuni dei nomi più influenti del panorama jazzistico contemporaneo in inedite combinazioni strumentali.

     

    Quest’anno il compito di aprire il ciclo di concerti spetta alla rodata coppia Falzone/Bearzatti che,  come consuetudine della kermesse, non ha mancato di elargire una sana dose di imprevedibilità ludica. Già collaboratori su altri fronti (il Tinissima Quartet in primis), il trombettista siciliano e il sassofonista friulano hanno consolidato la loro fama con progetti originali, contraddistinti da un fervente polimorfismo attraverso cui i molteplici gusti musicali (classica, jazz, rock) si fondono in un melting pot dal taglio contemporaneo.

     

    I due musicisti hanno presentato una serie di brani provenienti dal loro nuovo progetto congiunto “Invenzioni a due voci”, ispirato al celebre ciclo di composizioni a firma Bach (a dimostrazione di quanto le sue idee siano ancora attuali). Un corpus di partiture originali uscite dalla penna di Falzone (eccettuate le reinvenzioni estemporanee di due standard nel finale), che ha prodotto un excursus dinamico fra dediche colte (Scarlatti), con il brano “K 87” a linee tematiche sovrapposte, omaggi dal titolo impronunciabile alla culla del jazz New Orleans, con Bearzatti impegnato al clarinetto, swing contrappuntistici immersi in echi mainstream (Astor Place) o caratterizzati da rallentamenti blues (Open Gate).

     

    Incursioni free delineano la programmatica “Free Song”, anche qui con le sortite al clarinetto di Bearzatti, mentre l’intensità lirica di “White Light” rimanda al Nino Rota di Felliniana memoria. Gli spunti tematici di origine melodica vengono abbandonati per addentrarsi in territori astratti, per poi essere ripresi, ritrovati, in un viaggio senza confini da Bach a Scarlatti, dal jazz tradizionale di New Orleans a quello contemporaneo filtrato da innumerevoli influenze. Un ciclo perpetuo fra scrittura e improvvisazione.

  • Jazz At The Apple Tree // Castelli, Invernizzi, Milanese e Marson al Melo di Gallarate

    Jazz At The Apple Tree // Castelli, Invernizzi, Milanese e Marson al Melo di Gallarate

    Fiorenzo Pellegatta

    Quel mezzo secolo di mestiere ed arte, moltiplicato per il numero dei componenti della band sul palcoscenico, martedì 26 febbraio riempiva l’atmosfera della sala Planet Soul del Melo come poche altre volte in passato, dacché ho la fortuna di frequentare la pregiata rassegna Jazz’Appeal.

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  • In scat veritas // Gegè Telesforo al Piacenza Jazz fest 2013

    In scat veritas // Gegè Telesforo al Piacenza Jazz fest 2013

    Il concerto di Gegè Telesforo inaugura e anticipa di un mese circa la consolidata kermesse piacentina, giunta quest’anno al giro di boa della decima edizione. Una celebrazione che si preannuncia ferace e variegata, con un programma che comprende, come di consuetudine, concerti, mostre ed eventi collaterali dislocati sul territorio.

     

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  • The Blue Dolls Show // Le ragazze dello swing

    The Blue Dolls Show // Le ragazze dello swing

    Ci sono alcune doti che io amo particolarmente nei musicisti (non solo di jazz) e direi: il senso della posizione in seno al gruppo, la duttilità, la capacità di porsi al servizio della band e del concerto posponendo il proprio ego (cioè la difficilissima arte dell’accompagnamento), la visione d’insieme, la capacità di non strafare e di essere sempre sul punto, l’ironia e l’autoironia ed infine apprezzo il fatto che i brani ed i musicisti vengano presentati in un certo modo con poche ma mirate parole, quindi non un diluvio verbale, come un comizio, ma neanche il minimo sindacale, solo titolo ed autore (altra difficilissima arte, quella della presentazione).

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  • Five for apple live @ Il Melo

    Five for apple live @ Il Melo

    Alvaro Belloni

    A volte, assistendo a certi concerti, ho l’idea di trovarmi davanti alla perfezione, sebbene sia opinione comune che tale stato non appartenga a questo mondo. Così andavo ragionando la sera del 18 Dicembre u.s., circa le doti rare dispiegate dai musicisti nel locale e tante altre virtù e felici risultati che hanno fatto di quel concerto un evento memorabile.

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  • Evergreen Jazz Trio // Concerto al Melo – Gallarate

    Evergreen Jazz Trio // Concerto al Melo – Gallarate

    Fiorenzo Pellegatta

    Carlo Uboldi – pianoforte / Antonio Cervellino – contrabbasso / Marco Caputo – batteria

    Quando il pubblico è raccolto dietro ai tavolini di un club si crea, con i musicisti, un rapporto intimo, colloquiale, che fa la differenza durante l’esperienza di un concerto jazz. Specialmente se il leader della formazione, dotato di uno spiccato senso dello humor, sa venare un’impeccabile performance con momenti ilari e giocosi.

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  • jazzascona 2012 – Sophisticated lady // 21 giugno – 1 luglio – II parte

    jazzascona 2012 – Sophisticated lady // 21 giugno – 1 luglio – II parte

    Ieri, oggi, domani

     

     

    Jazzascona 2012

     

    www.jazzascona.ch

    Ascona, 28 e 29 giugno
    Cannobio, 2 luglio

     

     

    Continuando il mio viaggio in quella multiforme e variegata sarabanda del Festival di Ascona (Jazzascona 2012), ho trovato conferme e novità, senatori ed emergenti, vecchie garanzie e nomi finora sconosciuti, da tenere sott’occhio, buoni da ascoltare di nuovo, alla prima occasione.

    Va da sé che ciò che descrivo è solo una parte di un ben più ampio scenario: con molti concerti ogni giorno in contemporanea, nessuno è in grado di vedere tutto il festival, e ognuno ha un suo festival da ricordare. Dovrò glissare quindi su una pletora di concerti magnifici e/o importanti, dalle Sorelle Martinetti/Orchestra Maniscalchi a Nina Attal, da Till Bronner ad Irma Thomas e tanti altri ancora: bisogna fare delle scelte. Definitivamente ottimo il quintetto dal nome programmatico Old Fashioned della pianista-cantante Silvia Manco, con una delle mie sezioni ritmiche italiane preferite (Giorgio Rosciglione al contrabbasso e Gegè Munari alla batteria) e con un giovane trombonista – se non erro boliviano – Humberto Amesquita ed una vecchia conoscenza degli strumenti ad ancia (qui al sax tenore e clarinetto), Luca Velotti, – anzi, come lo presenta il suo datore di lavoro Paolo Conte, “Sir Luca Velotti”. Grande swing e divertimento a piene mani, sia che fossero stra-classici (It don’t mean a thing, Speak low) o pezzi meno conosciuti (Substitute di Jelly Roll Morton o No moon at all).

    Sorpresa dell’anno, ricordo che il sottotitolo del festival era Sophisticated lady/La città delle donne, la bravissima trombettista e cantante canadese Bria Skomberg, vista in azione con un gruppo di vecchi frequentatori di Jazzascona (Paolo Alderighi al piano, Nicki Parrott al contrabbasso e alla voce, Warren Vachè (nientemeno!) alla cornetta ed un batterista straordinario Guillaume Nouaux) alle prese con un repertorio sufficientemente variegato e accattivante, da cose più prevedibili (la versione di Fever a cura della Parrott) ad altre più filologiche (lo strumentale Trio di Erroll Garner, Alderighi naturalmente sugli scudi – non mi stupisce, conoscendolo, e so benissimo che il giovane pianista milanese è uno dei nostri jazzisti da esportazione più richiesti , un set davvero eccitante!

    Già presente l’anno scorso, il trombettista Jon Faddis (uno dei personaggi centrali del jazz planetario) si è esibito con la Stanford University Jazz Orchestra (un’orchestra di giovani) diretta dal trombettista Frederick Berry: detto che Faddis è davvero notevole in quello che è il punto debole o spina nel fianco di tutti i trombettisti – il registro acuto ed i sovracuti – ed ha improvvisato e svolto temi da par suo, bisogna ammirare il lavoro dell’orchestra, in cui si sono distinti alcuni elementi come la baritonista Sophie Miller ed il trombettista Graham Davis (un destino nel cognome!). Complimenti a tutti, in primis a Berry che ha orchestrato e diretto con sensibilità ed intelligenza, producendosi anch’egli come trombettista (di rango) in Manteca. Una segnalazione per la bravissima cantante Emma Pask, alle prese con un repertorio classico ed accompagnata da The Australians, di cui avevo già scritto da queste colonne: ha swing e personalità.

    Altra grandissima amica del festival, Lillian Bouttè, cantante neworleansina di stanza in germania, un nome una garanzia, con una band precisa per lei (Gumbo Zaire) ed un ospite di riguardo, il tenorista Pee Wee Ellis, che forse molti di voi ricorderanno alla corte di James Brown o con Maceo Parker. Ho potuto vivere grandi momenti come la A-tisket a-tasket, con duetto tra voce e sax od un calypso strumentale tutto a cura di Ellis con grande spazio per il coro del pubblico: mi aspettavo St Thomas da un momento all’altro, invece ecco Caravan, poi tema iniziale e fine brano. Un buon gruppo, ottimi i momenti di interplay tra i due giganti. Ancora musica nella notte – ne dubitavate? – con la jam session all’Hotel Tamaro, con tanti giovani e bravissimi musicisti e musiciste (le Lady 4et di Rhoda Scott), in compagnia di maestri e vecchie volpi come il pianista/cantante David Paquette, il violinista/cantante George Washingmachine, Alderighi e lo stesso Ellis….chi non ha mai visto una di queste sedute ha davvero perso qualcosa di straordinario!!

    Congedo e uscita in stile dal festival il 2 Luglio a Cannobio (VB) Italia , sotto un cielo minaccioso, che fortunatamente ci ha graziato da un ingiusto temporale ed acquazzone.

    Così, nel meraviglioso scenario della piazza dell’imbarcadero (ed in uno slargo del lungolago, poco distante), con tanto di luna piena che spandeva i suoi raggi sul lago, si sono esibiti tre gruppi: apre le danze la Regeneration Brass Band, con tanto di ballerina-coreografa. Ci regalano alcuni brani, fra cui When you’re smiling, Mardì gras in New Orleans e sull’in-cipit di Dinah prendono a muovere verso l’altra parte di Cannobio.

    Prende il palco il quartetto del cantante pianista Larry Franco, che, completato da Anna Korbinska al sax alto, Antonella Mazza al contrabbasso ed Enzo Lanza alla batteria, si produce in una serie di brani dal progetto del 2006 dal nome import/export, cioè standards dal songbook americano uniti in medley (per affinità strutturali) a brani della tradizione swing italiana.Un esempio potrebbe essere costituito dalle celeberrime Besame mucho ed Estate. Molto divertente e tutti davvero notevoli. All’intervallo mi godo un po’ del fantastico gruppo di choro (musica brasiliana primigenia) Creole Clarinets E Trio Perigoso, frutto di una ricerca e collaborazione tra il clarinettista/sassofonista Thomas L’Etienne (altro protagonista di molte scorse edizioni) ed un collega sassofonista tedesco Uli Wunner ed il giovane trio brasiliano (pandeiro, cavaquino e chitarra classica 7 corde): davvero ottimo. Quasi in chiusura, ancora sul palco vicino all’imbarcadero, jam session finale, al quartetto di Franco si unisce tutta la Regeneration (When the saints) ed infine anche L’Etienne (Basin Street Blues), difficile immaginare un finale migliore! Mi piace vedere che anche due comuni italiani (Stresa e Cannobio) hanno contribuito alla festa. Arrivederci al 2013.

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    Leggi la prima parte del reportage di Marco Valugani