Tag: rock

  • Collage // Le Orme

    Collage // Le Orme

    La grande stagione del rock progressivo italiano ha inizio da qui, con questo ottimo apripista ad opera Pagliuca-Tagliapietra, denominato Collage, ossia il secondo (o terzo, le solite beghe da condominio circa l’ufficialità o meno di vecchi vinili emessi all’inizio di grandi carriere) album delle Orme.

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  • Oggetti smarriti // Enrico Ruggeri

    Oggetti smarriti // Enrico Ruggeri

    Dopo l’ ubriacatura rock dello smagliante, immediato Peter Pan, e celebrata la seconda affermazione a Sanremo con la tirata Mistero, Ruggeri sceglie, forse anche a causa di delicate vicende personali, di tornare a privilegiare la melodia e la riflessione nell’album di inediti seguente, Oggetti smarriti.

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  • To The Faithful Departed // Cranberries

    To The Faithful Departed // Cranberries

    L’ascolto di To The Faithful Departed, terza prova degli irlandesi Cranberries, evidenzia il tentativo della band di crescere, emotivamente ed a livello di contenuti, rispetto a quanto mostrato in passato. Ricorrendo a tal proposito a tematiche scottanti, testi forti ed immagini fortemente evocative.

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  • A Night At The Opera // Queen

    A Night At The Opera // Queen

    L’indiscusso capolavoro e l’album che impone definitivamente il gruppo alla ribalta mondiale. I Queen completano con A Night At The Opera il passaggio graduale dalla formula vincente hard’n’glam ad un rock a 360°, nel quale le abilità e la versatilità dei singoli componenti vengono esaltati alla massima potenza.

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  • Out Of Time // R.E.M.

    Out Of Time // R.E.M.

    Giusto al compimento del decimo anno di carriera, ecco spalancarsi per il quartetto giorgiano le porte, finora pesanti e chiuse a tripla mandata, del consenso mondiale. E’ un peccato che tale momento storico sia immortalato dall’album più debole della loro storia fino a quel momento (ci sarà qualcosa di peggio molti anni dopo), che però ha il pregio di contenere il manifesto-REM per eccellenza ed il brano con cui ancora oggi diciotto anni dopo, l’ascoltatore medio (leggi = poco competente), identifica i quattro di Athens, ossia Losing My Religion.

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  • Earthling // David Bowie

    Earthling // David Bowie

    Chiariamo subito un punto. I puristi del suono interamente “suonato”, gli estremisti dello strumentismo, non ascoltino quest’opera. Siamo di fronte infatti ad una nuova fase del Bowie post-ottanta, e stavolta la scommessa è pesante: ricavare un prodotto ascoltabile, o addirittura di valore, utilizzando produzioni ed arrangiamenti pesantemente elettronici, uno stile sostanzialmente predecessore dell’attuale drum’n’bass.

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  • Bollicine // Vasco Rossi

    Bollicine // Vasco Rossi

    Quali possono essere le ragioni di un disco tanto mediocre, specie in considerazione della brillante prova realizzata giusto un anno prima (Vado al massimo)? Scadimento di forma o appagamento da raggiunto status di rock star? Ogni ipotesi è possibile. La cosa che maggiormente salta all’orecchio è la scarsità nell’album di pezzi rock davvero validi, il che per il cantautore di Zocca ha dell’incredibile.

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  • Disintegration // Cure

    Disintegration // Cure

    Deluso dai critici, che non lo capivano. Preoccupato per l’incombere dei 30 anni, la “middle-age” della rock star di successo. Infestato dalla depressione, che combatteva a colpi di LSD, il signor Smith riesce a chiudere i pericolosi ’80 con un colpo di genio, ossia l’ottavo disco dei Cure, Disintegration.

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  • Steel Wheels // Rolling Stones

    Steel Wheels // Rolling Stones

    Steel Wheels presenta i Rolling Stones nella loro forma più classica ed esemplare. E’ infatti composto da una sfilza di canzoni che i Rolling suonano da sempre (nella fattispecie, da 25 anni), alternando brani di rock and roll solari ed energici, a lenti d’atmosfera (interpretati qui anche dal signor Richards) con l’unica intrusione d’un pezzo, Continental Drift, tanto originale quanto estemporaneo e totalmente avulso dal flusso stilistico-musicale dell’opera.

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  • Be Here Now // Oasis

    Be Here Now // Oasis

    Uscito nel momento più complicato in assoluto della band nei suoi primi quattro anni di vita (per vicende personali più che professionali), Be Here Now è un disco troppo auto indulgente e monotono per risultare soddisfacente, ma la sua pecca più rimarchevole è che non mostra, stilisticamente e tecnicamente, particolari miglioramenti rispetto ai suoi due brillanti predecessori.

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