Autore: Martina Bernareggi

  • Treves Blues Band Live @ Cuggiono

    Treves Blues Band Live @ Cuggiono

     

    Venerdi’ 24 Settembre dalle 21.00 presso il Teatro Sacro Cuore in Via Mazzini 27 a Busto Garolfo avrà luogo il concerto della Treves Blues Band

     

    INGRESSO GRATUITO!

  • Il Naked Quartet inaugura la nuova stagione dell’Art Blakey

    Il Naked Quartet inaugura la nuova stagione dell’Art Blakey

    L’Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio riapre la stagione jazzistica in grande stile con il concerto dei NAKED QUARTET, quartetto che vedrà Emanuele Cisi al sassofono, Andrea Pozza al pianoforte, Massimiliano Rolff al contrabbasso ed Enzo Zirilli alla batteria.

    La serata avrà luogo lunedì 27 Settembre 2010 alle ore  21.30 presso la Sede del Club in Busto Arsizio, Vicolo Carpi, 5.

     

     

    Per informazioni contattare

    Castelli Achille 348/2233697
    – Sig.ra Paola (presso Irte Spa) 0331/797286 int.332

     

    NAKED QUARTET

    Ancora un repertorio originale firmato dal bassista genovese Massimiliano Rolff, qui eseguito con autentica maestria da alcuni dei musicisti più
    importanti della scena nazionale. In bilico fra mainstream e modernità, qualche standard della tradizione ma soprattutto brani originali per dare vita ad una musica che fa dell’esplorazione e della comunicazione tra i musicisti e col pubblico la sua caratteristica preponderante.

    CONTATTI

    CountBasie Jazz Club
    Genova
    www.rolff.it – tel. 338525239

  • Il Naked Quartet inaugura la nuova stagione dell’Art Blakey

    Il Naked Quartet inaugura la nuova stagione dell’Art Blakey

    L’Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio riapre la stagione jazzistica in grande stile con il concerto dei NAKED QUARTET, quartetto che vedrà Emanuele Cisi al sassofono, Andrea Pozza al pianoforte, Massimiliano Rolff al contrabbasso ed Enzo Zirilli alla batteria.

    La serata avrà luogo lunedì 27 Settembre 2010 alle ore  21.30 presso la Sede del Club in Busto Arsizio, Vicolo Carpi, 5.

     

     

    Per informazioni contattare

    Castelli Achille 348/2233697
    – Sig.ra Paola (presso Irte Spa) 0331/797286 int.332

     

    NAKED QUARTET

    Ancora un repertorio originale firmato dal bassista genovese Massimiliano Rolff, qui eseguito con autentica maestria da alcuni dei musicisti più
    importanti della scena nazionale. In bilico fra mainstream e modernità, qualche standard della tradizione ma soprattutto brani originali per dare vita ad una musica che fa dell’esplorazione e della comunicazione tra i musicisti e col pubblico la sua caratteristica preponderante.

    CONTATTI

    CountBasie Jazz Club
    Genova
    www.rolff.it – tel. 338525239

  • Rose spara le ultime cartucce

    Rose spara le ultime cartucce

    GUNS N’ ROSES

    www.gunsnroses.com

    Luogo: Mediolanum Forum, Assago (MI)
    Data: 5 settembre 2010
    Evento: Tour 2010
    Voto: 6

    {gallery}concerti/guns{/gallery}

    Ad essere cattivi, si potrebbe dire che Axl è ridotto ad un patetico e rubicondo signorotto di mezz’età circondato da una manica di giullari che giocano, senza peraltro apprezzabili risultati, a fare i Guns n’ Roses. Ad essere cattivi si potrebbe anche dire che questo simpatico signore, un po’ affaticato ed appesantito dagli anni, farebbe bene a comprarsi un ranch in Texas e piantarla di trascinarsi a su e giù per un misero palcoscenico davanti ad un pubblico che sembra rubato ad un concerto di Paola e Chiara.

    Però essere cattivi in queste circostanze non è per nulla appagante; e poi ci hanno già pensato gli amici dublinesi ad infierire pesantemente sull’ex-icona rock, quindi possiamo tranquillamente evitare.

    Il 5 settembre al Mediolanum Forum di Assago suonano i Guns n’ Roses. Unico superstite della formazione originale è Axl Rose, oltre al fido Dizzy Reed. Si mormora che il vocalist non sia esattamente in piena forma, che la sua voce inizi a dare segni di cedimento (come testimoniato dalla non felicissima performance irlandese), ma al botteghino si segnala comunque il sold-out: altro che patetico!

    Il palazzetto è gremito, si fatica ad accedere alle tribune. All’orario segnalato sul biglietto non inizia a suonare nemmeno il gruppo spalla, tali satanici Murderdolls che si sono impegnati ad ammorbare la platea per un periodo di tempo che suppongo si sia aggirato attorno all’ora…ma percepito da tutti come infinito.

    Il cambio di strumentazione, nonostante l’impegno degli attrezzisti, sfiora i sessanta minuti di lavoro ed il pubblico inizia a scocciarsi. Tuttavia, il temperamento dei fan italiani non è certo quello irlandese, quindi tutti si rassegnano a subire limitando le dimostrazioni di insofferenza a qualche smodato sbadiglio.

    All’alba delle 22.30 le luci miracolosamente si spengono mentre si illuminano gli schermi e le grafiche iniziano a scorrere: ecco i nuovi G n’ R. Chinese Democracy apre il concerto, ma a scaldare gli animi ci pensa la successiva Welcome To The Jungle. Però! Sarà anche appesantito, ma la voce non gli manca di sicuro: il suo inconfondibile timbro sembra inalterato, l’estensione vocale ancora decisamente invidiabile; lo sforzo per tirarli fuori e l’aiutino del tecnico del suono un po’ più consistente rispetto ad un paio di decenni fa.

    Ecco quindi It’s So Easy, Mr. Brownstone e Sorry prima che la scena sia lasciata interamente a Richard Fortus, il cui guitar solo serve più che altro a concedere una tregua ad Axl. Il vocalist torna sul palco sfoggiando una mediocre Live And Let Die, la cui versione McCartiana era preferibile già ai tempi d’oro della band di Los Angeles.

    This I Love e Rocket Queen precedono l’assolo di piano dell’acclamato Dizzy Reed: altra “pausa ristoro” per Mr Rose, il cui rientro in scena avviene sulle struggenti note di Street Of Dreams. Solo un altro pezzo, You Could Be Mine, e di nuovo la ribalta è affidata ad un unico strumentista: è la volta dell’assolo di chitarra di DJ Ashba. Forse la voce di Axl è agli sgoccioli? Neanche per idea, la pausa è servita a ricaricarlo per Sweet Child O’ Mine: gli acuti non si fanno pregare, il leader dei Guns n’ Roses va su, fino alla fine, e non si risparmia nemmeno una nota che il pubblico si aspetta. Il meritato riposo alle corde vocali dopo l’esecuzione del celeberrimo brano dal celeberrimo riff ha il suono di Another Brick In The Wall, eseguita al pianoforte da Axl. La postazione è quella giusta per la successiva <i>November Rain</i>, il cui esplosivo finale è supportato da un gioco pirotecnico. Ecco quindi l’immancabile Knockin’ On Heaven’s Door pochi minuti dopo Ron Thal con un magnifico assolo sul tema di The Pink Panther, condito da wah wah, virtuosissimo tapping e gustosi passaggi su chitarra fretless.
    Nightrain chiude la scaletta prima dei due bis: Madagascar e la canonica Paradise City.

    Chi si aspettava di vedere i Guns n’ Roses anni 90’, sperando di non sbiadire il ricordo dei tempi che furono, oltre che essere partito col piede sbagliato non è sicuramente un individuo particolarmente realista; chi invece è partito prevenuto, ha trovato pane per i suoi denti e la via spianata per sganciare le critiche più selvagge. Tuttavia, se si accetta l’idea di un concerto “soft rock”, con buoni strumentisti (purtroppo costretti ad imitare i loro predecessori) ed un cantante quarantottenne in grado di offrire ancora performances invidiabili, il ricordo della serata può essere più positivo di quanto immaginato.

  • Rose spara le ultime cartucce

    Rose spara le ultime cartucce

    GUNS N’ ROSES

    www.gunsnroses.com

    Luogo: Mediolanum Forum, Assago (MI)
    Data: 5 settembre 2010
    Evento: Tour 2010
    Voto: 6

     

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    Ad essere cattivi, si potrebbe dire che Axl è ridotto ad un patetico e rubicondo signorotto di mezz’età circondato da una manica di giullari che giocano, senza peraltro apprezzabili risultati, a fare i Guns n’ Roses. Ad essere cattivi si potrebbe anche dire che questo simpatico signore, un po’ affaticato ed appesantito dagli anni, farebbe bene a comprarsi un ranch in Texas e piantarla di trascinarsi a su e giù per un misero palcoscenico davanti ad un pubblico che sembra rubato ad un concerto di Paola e Chiara.

    Però essere cattivi in queste circostanze non è per nulla appagante; e poi ci hanno già pensato gli amici dublinesi ad infierire pesantemente sull’ex-icona rock, quindi possiamo tranquillamente evitare.

    Il 5 settembre al Mediolanum Forum di Assago suonano i Guns n’ Roses. Unico superstite della formazione originale è Axl Rose, oltre al fido Dizzy Reed. Si mormora che il vocalist non sia esattamente in piena forma, che la sua voce inizi a dare segni di cedimento (come testimoniato dalla non felicissima performance irlandese), ma al botteghino si segnala comunque il sold-out: altro che patetico!

    Il palazzetto è gremito, si fatica ad accedere alle tribune. All’orario segnalato sul biglietto non inizia a suonare nemmeno il gruppo spalla, tali satanici Murderdolls che si sono impegnati ad ammorbare la platea per un periodo di tempo che suppongo si sia aggirato attorno all’ora…ma percepito da tutti come infinito.

    Il cambio di strumentazione, nonostante l’impegno degli attrezzisti, sfiora i sessanta minuti di lavoro ed il pubblico inizia a scocciarsi. Tuttavia, il temperamento dei fan italiani non è certo quello irlandese, quindi tutti si rassegnano a subire limitando le dimostrazioni di insofferenza a qualche smodato sbadiglio.

    All’alba delle 22.30 le luci miracolosamente si spengono mentre si illuminano gli schermi e le grafiche iniziano a scorrere: ecco i nuovi G n’ R. Chinese Democracy apre il concerto, ma a scaldare gli animi ci pensa la successiva Welcome To The Jungle. Però! Sarà anche appesantito, ma la voce non gli manca di sicuro: il suo inconfondibile timbro sembra inalterato, l’estensione vocale ancora decisamente invidiabile; lo sforzo per tirarli fuori e l’aiutino del tecnico del suono un po’ più consistente rispetto ad un paio di decenni fa.

    Ecco quindi It’s So Easy, Mr. Brownstone e Sorry prima che la scena sia lasciata interamente a Richard Fortus, il cui guitar solo serve più che altro a concedere una tregua ad Axl. Il vocalist torna sul palco sfoggiando una mediocre Live And Let Die, la cui versione McCartiana era preferibile già ai tempi d’oro della band di Los Angeles.

    This I Love e Rocket Queen precedono l’assolo di piano dell’acclamato Dizzy Reed: altra “pausa ristoro” per Mr Rose, il cui rientro in scena avviene sulle struggenti note di Street Of Dreams. Solo un altro pezzo, You Could Be Mine, e di nuovo la ribalta è affidata ad un unico strumentista: è la volta dell’assolo di chitarra di DJ Ashba. Forse la voce di Axl è agli sgoccioli? Neanche per idea, la pausa è servita a ricaricarlo per Sweet Child O’ Mine: gli acuti non si fanno pregare, il leader dei Guns n’ Roses va su, fino alla fine, e non si risparmia nemmeno una nota che il pubblico si aspetta. Il meritato riposo alle corde vocali dopo l’esecuzione del celeberrimo brano dal celeberrimo riff ha il suono di Another Brick In The Wall, eseguita al pianoforte da Axl. La postazione è quella giusta per la successiva <i>November Rain</i>, il cui esplosivo finale è supportato da un gioco pirotecnico. Ecco quindi l’immancabile Knockin’ On Heaven’s Door pochi minuti dopo Ron Thal con un magnifico assolo sul tema di The Pink Panther, condito da wah wah, virtuosissimo tapping e gustosi passaggi su chitarra fretless.
    Nightrain chiude la scaletta prima dei due bis: Madagascar e la canonica Paradise City.

    Chi si aspettava di vedere i Guns n’ Roses anni 90’, sperando di non sbiadire il ricordo dei tempi che furono, oltre che essere partito col piede sbagliato non è sicuramente un individuo particolarmente realista; chi invece è partito prevenuto, ha trovato pane per i suoi denti e la via spianata per sganciare le critiche più selvagge. Tuttavia, se si accetta l’idea di un concerto “soft rock”, con buoni strumentisti (purtroppo costretti ad imitare i loro predecessori) ed un cantante quarantottenne in grado di offrire ancora performances invidiabili, il ricordo della serata può essere più positivo di quanto immaginato.

  • La redazione

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  • Cuanta Pasión!

    Cuanta Pasión!

    CUARTETO NUEVO ENCUENTRO

     

    Luogo: Piazza Santo Stefano, Olgiate Olona (VA)
    Data: 13 Agosto 2010
    Voto: 8

    {gallery}concerti/encuentro{/gallery}

    Una nostalgia del tango, una Milonga portera: l’atmosfera che si diffonde nella gremita pizza di Olgiate Olona ha l’incedere deciso e passionale di un immaginario danzatore di chacarera. «Non basterebbero venti serate come questa per regalarvi un assaggio della varietà esistente nella musica tradizionale argentina» afferma Miguel Angel Acosta, sempre molto attento a far comprendere al pubblico i messaggi che le loro canzoni intendono veicolare. Tuttavia, nonostante il limite temporale dell’esibizione, possiamo tranquillamente affermare che questi quattro musicos hanno fatto tutto il possibile rendere questo assaggio decisamente intenso e gustoso, un’esperienza viva e persistente ben oltre il termine del concerto.

    La trilogia di apertura è seguita da Alfonsina y el mar, brano dedicato all’omonima poetessa morta suicida in modo drammatico e al contempo poetico: alla melodia iniziale segue la parte di improvvisazione in cui il giovane e bravissimo violinista, Lautaro Acosta, riesce ad imprimere tutta la tensione drammatica richiesta dalla tematica trattata.

    Dal mare si passa alla Pianura venezonala con El Diablo Suelto, facendo tappa per un solo di chitarra peruviano «per non fare torto a nessuno», come afferma l’ironico e carismatico Miguel Acosta.

    Il viaggio in terra argentina continua con una sosta a Santiago del Estero, città settentrionale caratterizzata da un grigiore cui gli abitanti reagiscono con note allegre ed abiti dai colori sgargianti. Per l’occasione Carlos “El Tero” Buschini dismette i panni del bassista per vestire il ruolo di un più tradizionale “bombista”: il bombo leguero, sorta di tamburo ricavato dal tronco di un albero e pelli di capra, è strumento tipico del folklore argentino che deve il proprio nome alla sua capacità di trasmissione sonora (fino ad una lega di distanza).

    E’ il momento di El Choclo, un tango punteggiato da note di violino pizzicato che scoppiettano come chicchi di mais in una padella rovente. Seguono quindi una coppia di classici che soprattutto il pubblico più attempato dimostra di conoscere molto bene: Flor de Lino e Palombita Blanca sono eseguiti in modo impeccabile, la compattezza del suono e l’interplay tra i componenti del gruppo aumentano l’intensità dell’interpretazione, un godimento quasi palpabile per gli ascoltatori definitivamente sedotti dalla musica del Cuarteto Nuevo Encuentro.

    Il bombo, strumento ancestrale ormai reso familiare al pubblico, è protagonista del successivo brano El Gato, una danza normalmente eseguita in coppia. Onomatopeica è la successiva chacarera, seguita dal più sociale 9 luglio, brano dedicato all’indipendenza del popolo argentino. C’è spazio ancora per una milonga ed una composizione originale del chitarrista, Che Tango, incentrata sulla tematica del linguaggio e delle peculiarità fonetiche argentine, sostenuta dal bandoneón di David Peccetto.

    Il pubblico rapito dall’esibizione chiede a gran voce il bis. Ne saranno concessi tre prima che il Cuarteto lasci tornare alla quotidianità padana un paese che per due ore ha vibrato di passione argentina.

  • Quarteto Nuevo Encuentro // Cuanta Pasión!

    Quarteto Nuevo Encuentro // Cuanta Pasión!

    Walter Miglio

    Una nostalgia del tango, una Milonga portera: l’atmosfera che si diffonde nella gremita pizza di Olgiate Olona ha l’incedere deciso e passionale di un immaginario danzatore di chacarera. «Non basterebbero venti serate come questa per regalarvi un assaggio della varietà esistente nella musica tradizionale argentina» afferma Miguel Angel Acosta, sempre molto attento a far comprendere al pubblico i messaggi che le loro canzoni intendono veicolare. Tuttavia, nonostante il limite temporale dell’esibizione, possiamo tranquillamente affermare che questi quattro musicos hanno fatto tutto il possibile rendere questo assaggio decisamente intenso e gustoso, un’esperienza viva e persistente ben oltre il termine del concerto.

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    La trilogia di apertura è seguita da Alfonsina y el mar, brano dedicato all’omonima poetessa morta suicida in modo drammatico e al contempo poetico: alla melodia iniziale segue la parte di improvvisazione in cui il giovane e bravissimo violinista, Lautaro Acosta, riesce ad imprimere tutta la tensione drammatica richiesta dalla tematica trattata.

    Dal mare si passa alla Pianura venezonala con El Diablo Suelto, facendo tappa per un solo di chitarra peruviano «per non fare torto a nessuno», come afferma l’ironico e carismatico Miguel Acosta.

    Il viaggio in terra argentina continua con una sosta a Santiago del Estero, città settentrionale caratterizzata da un grigiore cui gli abitanti reagiscono con note allegre ed abiti dai colori sgargianti. Per l’occasione Carlos “El Tero” Buschini dismette i panni del bassista per vestire il ruolo di un più tradizionale “bombista”: il bombo leguero, sorta di tamburo ricavato dal tronco di un albero e pelli di capra, è strumento tipico del folklore argentino che deve il proprio nome alla sua capacità di trasmissione sonora (fino ad una lega di distanza).

    E’ il momento di El Choclo, un tango punteggiato da note di violino pizzicato che scoppiettano come chicchi di mais in una padella rovente. Seguono quindi una coppia di classici che soprattutto il pubblico più attempato dimostra di conoscere molto bene: Flor de Lino e Palombita Blanca sono eseguiti in modo impeccabile, la compattezza del suono e l’interplay tra i componenti del gruppo aumentano l’intensità dell’interpretazione, un godimento quasi palpabile per gli ascoltatori definitivamente sedotti dalla musica del Cuarteto Nuevo Encuentro.

    Il bombo, strumento ancestrale ormai reso familiare al pubblico, è protagonista del successivo brano El Gato, una danza normalmente eseguita in coppia. Onomatopeica è la successiva chacarera, seguita dal più sociale 9 luglio, brano dedicato all’indipendenza del popolo argentino. C’è spazio ancora per una milonga ed una composizione originale del chitarrista, Che Tango, incentrata sulla tematica del linguaggio e delle peculiarità fonetiche argentine, sostenuta dal bandoneón di David Peccetto.

    Il pubblico rapito dall’esibizione chiede a gran voce il bis. Ne saranno concessi tre prima che il Cuarteto lasci tornare alla quotidianità padana un paese che per due ore ha vibrato di passione argentina.

  • Joe Locke, Dado Moroni, Rosario Giuliani all’Art Blakey jazz club

    Joe Locke, Dado Moroni, Rosario Giuliani all’Art Blakey jazz club

    Jazz d’incanto

    JOE LOCKE, DADO MORONI e ROSARIO GIULIANI

    www.joelocke.com

    Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
    Data: 28 giugno 2010
    Evento: Rassegna Jazz
    Voto: 9

    L’Art Blake Jazz Club di Busto Arsizio è questo: ci vai una sera per assistere ad un concerto e bere una birra e può essere che ci trovi Joe Locke in carne ed ossa, magari in trio con Dado Moroni e Rosario Giuliani.
    L’appuntamento è tra i più importanti del cartellone, oltre ad essere l’ultimo nel calendario la stagione.
    Ed inizia magicamente, grazie all’atmosfera fiabesca che le prime note del vibrafono fanno calare come d’incanto sulla sala. Non ci vuole molto perché Locke catturi la platea: stivale pitonato, charm da rock star a metà tra Tom Waits e d Iggy Pop, il musicista newyorkese inizia a saltellare su e giù per il vibrafono sfoggiando al contempo un eccezionale virtuosismo e delle ottime doti attoriali.

    Al brano di apertura a firma Locke, Sword of Whispers, una composizione che il vibrafonista dedica a Little Jimmy Scott, segue The Peacocks brano dall’incedere lontanamente esotico che vede Giuliani destreggiarsi al sax soprano.

    I tre continuano in un gioco di richiami e contrappunti, domande e risposte, per arrivare a manifestazioni di virtuosismo concitato, in cui la fisicità diventa un fattore fondamentale sul palco: Locke rimbalza accanto alle lamelle percosse dai suoi quattro inarrestabili battenti ed il pianoforte di Moroni inizia ad inclinarsi e sobbalzare, come se le note suonate riuscissero ad animarlo.

    E’ il momento di Alone, composizione di Dado Moroni onirica, quasi ipnotica, che ben si adatta ai suoni della serata, cui segue un ultimo swing prima della pausa.

    Al rientro scopriamo che l’interplay del trio non è cambiato, anzi! My Angel, morbida composizione di Giuliani, è una carezza delicata prima che la sfida all’ultima nota ingaggiata da Locke e Moroni ricominci a pieno regime. Nel finale c’è spazio per un brano scritto da Locke dedicato alla sorella, Beatrice Rose, simile ad una nenia rubata ad un antico carillon, e per Brother Alfred, di Dado Moroni, ultima della serie registrata all’Oratorio S. Cecilia di Perugia.

    Il pubblico è soddisfatto, nonostante il trio vibrafono-pianoforte-sax non sia esattamente una formazione facile da ascoltare. La grandiosa empatia ed il talento con cui i tre sono riusciti a coinvolgere la platea è per questo motivo ancora più apprezzabile: solo il vero bisogno di musica riesce a portare a risultati così autentici; ne è riprova il fatto che dopo due ore e mezza di concerto, Locke continuava a suonare, solo sul palco, davanti ad una sala vuota…

  • Joe Locke, Dado Moroni, Rosario Giuliani all’Art Blakey jazz club

    Joe Locke, Dado Moroni, Rosario Giuliani all’Art Blakey jazz club

    Jazz d’incanto

    JOE LOCKE, DADO MORONI e ROSARIO GIULIANI

    www.joelocke.com

    Luogo: Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio (VA)
    Data: 28 giugno 2010
    Evento: Rassegna Jazz
    Voto: 9

    L’Art Blake Jazz Club di Busto Arsizio è questo: ci vai una sera per assistere ad un concerto e bere una birra e può essere che ci trovi Joe Locke in carne ed ossa, magari in trio con Dado Moroni e Rosario Giuliani.
    L’appuntamento è tra i più importanti del cartellone, oltre ad essere l’ultimo nel calendario la stagione.
    Ed inizia magicamente, grazie all’atmosfera fiabesca che le prime note del vibrafono fanno calare come d’incanto sulla sala. Non ci vuole molto perché Locke catturi la platea: stivale pitonato, charm da rock star a metà tra Tom Waits e d Iggy Pop, il musicista newyorkese inizia a saltellare su e giù per il vibrafono sfoggiando al contempo un eccezionale virtuosismo e delle ottime doti attoriali.

    Al brano di apertura a firma Locke, Sword of Whispers, una composizione che il vibrafonista dedica a Little Jimmy Scott, segue The Peacocks brano dall’incedere lontanamente esotico che vede Giuliani destreggiarsi al sax soprano.

    I tre continuano in un gioco di richiami e contrappunti, domande e risposte, per arrivare a manifestazioni di virtuosismo concitato, in cui la fisicità diventa un fattore fondamentale sul palco: Locke rimbalza accanto alle lamelle percosse dai suoi quattro inarrestabili battenti ed il pianoforte di Moroni inizia ad inclinarsi e sobbalzare, come se le note suonate riuscissero ad animarlo.

    E’ il momento di Alone, composizione di Dado Moroni onirica, quasi ipnotica, che ben si adatta ai suoni della serata, cui segue un ultimo swing prima della pausa.

    Al rientro scopriamo che l’interplay del trio non è cambiato, anzi! My Angel, morbida composizione di Giuliani, è una carezza delicata prima che la sfida all’ultima nota ingaggiata da Locke e Moroni ricominci a pieno regime. Nel finale c’è spazio per un brano scritto da Locke dedicato alla sorella, Beatrice Rose, simile ad una nenia rubata ad un antico carillon, e per Brother Alfred, di Dado Moroni, ultima della serie registrata all’Oratorio S. Cecilia di Perugia.

    Il pubblico è soddisfatto, nonostante il trio vibrafono-pianoforte-sax non sia esattamente una formazione facile da ascoltare. La grandiosa empatia ed il talento con cui i tre sono riusciti a coinvolgere la platea è per questo motivo ancora più apprezzabile: solo il vero bisogno di musica riesce a portare a risultati così autentici; ne è riprova il fatto che dopo due ore e mezza di concerto, Locke continuava a suonare, solo sul palco, davanti ad una sala vuota…