Autore: Martina Bernareggi

  • I londinesi Damned trasformano il Musicdrome in un tempio punk

    I londinesi Damned trasformano il Musicdrome in un tempio punk

    THE DAMNED

    www.officialdamned.com

     

    Luogo: Music Drome, Milano
    Data: 11 maggio 2008
    Evento: Tour 2008
    Voto: 8

    Chiome colorate, teste mezze rasate, calze bucate, creste e pantaloni attillati ravvivano la monotonia e il grigiore di una domenica sera in via Paravia per concentrarsi nei pressi di un cancello di ferro: siamo all’ingresso del Musicdrome, trasformatosi in tempio punk-rock in occasione dell’unica data italiana dei Damned.

    Il pubblico, già caldo dopo l’esibizione di tre gruppi spalla, si accalca sotto il palcoscenico quando Captain Sensible (Ray Burns all’anagrafe) si presenta sulla ribalta con la sua chitarra. Una breve introduzione, un saluto all’audience milanese e il Musicdrome esplode sotto i colpi delle percussioni di Pinch, un autentico propulsore con un tiro trascinante. Tra l’esecuzione dei primi brani, Captain Sensible non si lascia sfuggire l’occasione per uno sfottò ai “cugini” londinesi Sex Pistols, vicini ai Damned per definizione, ma anni luce distanti per arte e mestiere. Quello che colpisce fin dai primi pezzi è infatti la competenza musicale, le originali strutture dei brani e la bravura nell’esecuzione live. In particolar modo è la voce di Dave Vanian a risaltare nell’ottica di un concerto di musica punk: un timbro vocale limpido e deciso, una melodicità insita nello stile di canto, una notevole capacità di modulazione che lo distingue da qualunque altro cantante punk. Non male per un quintetto di cinquantenni egregiamente sopravvissuto ad un periodo musicale così particolare.

    Dopo una manciata di brani è ancora Captain Sensible a scaldare gli animi del pubblico, inneggiando al punk come unica vera religione; pochi attimi dopo è invece uno spot ad attirare le sue attenzioni (e le sue ire) poichè Monty Oxymoron, lo spettacolare tastierista, risultava essere troppo in ombra; alcuni minuti di urla più o meno comprensibili e il tecnico delle luci risolve la situazione.

    Una scossa di adrenalina attraversa il pubblico quando Pinch percuote le pelli della batteria con una serie di rullate tanto incalzanti quanto riconoscibili: è l’intro di New Rose, loro primo singolo, riportato all’attenzione del grande pubblico nel 1993 dai Guns n’ Roses. Lo show, impeccabilmente punk, raggiunge l’apice in occasione dell’ultimo brano della scaletta pre-bis, Smash It Up, quando una ragazza particolarmente esaltata (e devota) è chiamata dalla band sul palco ad intonare il pezzo. La ragazza, accompagnata sulla scena da un amico che si lascia andare ai balletti e improvvisazioni più bizzarri, sembra trovarsi decisamente a proprio agio e, superati i primi imbarazzi, dà vita ad uno dei momenti più divertenti del concerto. I Damned lasciano trasparire in questa circostanza una genuinintà e spontaneità “allo stato grezzo” che oggi è difficile riscontrare persino in giovani band emergenti.

    E’ il momento del consueto siparietto dei bis, la band esce dalle quinte e rientra intonando Curtains Call, Monty Oxymoron continua a saltare e gesticolare come fosse posseduto fino al brano finale, Neat Neat Neat che lascia sui volti dell’eterogeneo pubblico quell’espressione di soddisfazione e contentezza che sempre ci si augura di avere alla fine di un concerto.

  • I londinesi Damned trasformano il Musicdrome in un tempio punk

    I londinesi Damned trasformano il Musicdrome in un tempio punk

    THE DAMNED

    www.officialdamned.com

     

    Luogo: Music Drome, Milano
    Data: 11 maggio 2008
    Evento: Tour 2008
    Voto: 8

    Chiome colorate, teste mezze rasate, calze bucate, creste e pantaloni attillati ravvivano la monotonia e il grigiore di una domenica sera in via Paravia per concentrarsi nei pressi di un cancello di ferro: siamo all’ingresso del Musicdrome, trasformatosi in tempio punk-rock in occasione dell’unica data italiana dei Damned.

    Il pubblico, già caldo dopo l’esibizione di tre gruppi spalla, si accalca sotto il palcoscenico quando Captain Sensible (Ray Burns all’anagrafe) si presenta sulla ribalta con la sua chitarra. Una breve introduzione, un saluto all’audience milanese e il Musicdrome esplode sotto i colpi delle percussioni di Pinch, un autentico propulsore con un tiro trascinante. Tra l’esecuzione dei primi brani, Captain Sensible non si lascia sfuggire l’occasione per uno sfottò ai “cugini” londinesi Sex Pistols, vicini ai Damned per definizione, ma anni luce distanti per arte e mestiere. Quello che colpisce fin dai primi pezzi è infatti la competenza musicale, le originali strutture dei brani e la bravura nell’esecuzione live. In particolar modo è la voce di Dave Vanian a risaltare nell’ottica di un concerto di musica punk: un timbro vocale limpido e deciso, una melodicità insita nello stile di canto, una notevole capacità di modulazione che lo distingue da qualunque altro cantante punk. Non male per un quintetto di cinquantenni egregiamente sopravvissuto ad un periodo musicale così particolare.

    Dopo una manciata di brani è ancora Captain Sensible a scaldare gli animi del pubblico, inneggiando al punk come unica vera religione; pochi attimi dopo è invece uno spot ad attirare le sue attenzioni (e le sue ire) poichè Monty Oxymoron, lo spettacolare tastierista, risultava essere troppo in ombra; alcuni minuti di urla più o meno comprensibili e il tecnico delle luci risolve la situazione.

    Una scossa di adrenalina attraversa il pubblico quando Pinch percuote le pelli della batteria con una serie di rullate tanto incalzanti quanto riconoscibili: è l’intro di New Rose, loro primo singolo, riportato all’attenzione del grande pubblico nel 1993 dai Guns n’ Roses. Lo show, impeccabilmente punk, raggiunge l’apice in occasione dell’ultimo brano della scaletta pre-bis, Smash It Up, quando una ragazza particolarmente esaltata (e devota) è chiamata dalla band sul palco ad intonare il pezzo. La ragazza, accompagnata sulla scena da un amico che si lascia andare ai balletti e improvvisazioni più bizzarri, sembra trovarsi decisamente a proprio agio e, superati i primi imbarazzi, dà vita ad uno dei momenti più divertenti del concerto. I Damned lasciano trasparire in questa circostanza una genuinintà e spontaneità “allo stato grezzo” che oggi è difficile riscontrare persino in giovani band emergenti.

    E’ il momento del consueto siparietto dei bis, la band esce dalle quinte e rientra intonando Curtains Call, Monty Oxymoron continua a saltare e gesticolare come fosse posseduto fino al brano finale, Neat Neat Neat che lascia sui volti dell’eterogeneo pubblico quell’espressione di soddisfazione e contentezza che sempre ci si augura di avere alla fine di un concerto.

  • Berlin – Loureedo vecchio porco

    Berlin – Loureedo vecchio porco

    LOU REED

    www.loureed.com

     

    Luogo: Teatro degli Arcimboldi, Milano
    Data: 10 luglio 2007
    Evento: Berlin Tour 2007
    Voto: 5

    Ein prosit, ein prosit… riecheggia in apertura dello show la registrazione del coro tedesco: bisognava cogliere l’invito. Forse uno stato mentale alterato sarebbe stato l’unico modo per apprezzare le emozioni filtrate e i suoni ovattati provenienti dal palcoscenico. L’esecuzione ineccepibile dei brani del concept album non basta ad entusiasmare, le sonorità non sono incisive. Di penetrante resta solo l’inimitabile, profondo e sensuale timbro di Lou Reed, che reinterpreta i brani di Berlin eliminando totalmente la melodicità in favore di una forzatura del suo stile, che sfocia in un ridondante recitativo. Probabilmente gli anni impediscono al cantante di “tenere la nota”, o più semplicemente questo è Lou Reed oggi.

    Una patinata atmosfera da Mtv Umplugged con luci calde e colori pastello è ciò che completa la stonatura dello show: troppi colori per un concept grigio e decadente. Quando termina la track list di Berlin assistiamo alla solita uscita di scena e successivo bis Transformer: Sweet Jane fa esplodere il pubblico in uno scrosciante applauso e urla di gioia; Satellite Of Love è il pretesto per un siparietto tra Fernando Saunders (basso) e Lou Reed che lascia cantare il musicista e poi si diverte a dirigere i suoi acuti con un cenno della mano; Walk On The Wild Side chiude la sezione, con quel saxofono che timidamente si rende protagonista nel finale tradendo l’originale impeto della scarica di note che facevano breccia nella sinuosità del brano.

  • Berlin – Loureedo vecchio porco

    Berlin – Loureedo vecchio porco

    LOU REED

    www.loureed.com

     

    Luogo: Teatro degli Arcimboldi, Milano
    Data: 10 luglio 2007
    Evento: Berlin Tour 2007
    Voto: 5

    Ein prosit, ein prosit… riecheggia in apertura dello show la registrazione del coro tedesco: bisognava cogliere l’invito. Forse uno stato mentale alterato sarebbe stato l’unico modo per apprezzare le emozioni filtrate e i suoni ovattati provenienti dal palcoscenico. L’esecuzione ineccepibile dei brani del concept album non basta ad entusiasmare, le sonorità non sono incisive. Di penetrante resta solo l’inimitabile, profondo e sensuale timbro di Lou Reed, che reinterpreta i brani di Berlin eliminando totalmente la melodicità in favore di una forzatura del suo stile, che sfocia in un ridondante recitativo. Probabilmente gli anni impediscono al cantante di “tenere la nota”, o più semplicemente questo è Lou Reed oggi.

    Una patinata atmosfera da Mtv Umplugged con luci calde e colori pastello è ciò che completa la stonatura dello show: troppi colori per un concept grigio e decadente. Quando termina la track list di Berlin assistiamo alla solita uscita di scena e successivo bis Transformer: Sweet Jane fa esplodere il pubblico in uno scrosciante applauso e urla di gioia; Satellite Of Love è il pretesto per un siparietto tra Fernando Saunders (basso) e Lou Reed che lascia cantare il musicista e poi si diverte a dirigere i suoi acuti con un cenno della mano; Walk On The Wild Side chiude la sezione, con quel saxofono che timidamente si rende protagonista nel finale tradendo l’originale impeto della scarica di note che facevano breccia nella sinuosità del brano.

  • Haiku

    Haiku

    FRANCO BATTIATO

     

    Luogo: Parco della Pellerina, Torino

    Data: 7 Luglio 2007

    Evento: Traffic Festival

    Voto: 7

    Incipit: Haiku. Cosa? Ci aspettavamo un’apertura punkabbestia, mentre Franco dalla sua sedia ci sorprende e ci stende con il più sublime dei brani. Il seguito non è da meno, dato che Povera Patria è un capolavoro sociale e riflessivo. Il pubblico sente il brano, ricontestualizza il testo adeguandolo all’attualità e sottolinea i passaggi fondamentali a suon di 80 mila battiti di mani. Seguono tre brani di Fleurs: Amore che vieni, amore che vai (De Andrè), La canzone dei vecchi amanti (Jaques Brel), Ruby Tuesday (Rolling Stones).

    Prevedibilmente il Battiato “pianoforte a coda e quartetto d’archi” deve ora lasciare spazio alla sua anima sperimentale e rockeggiante, ma quelle quattro pseudo-punk-sardo-londinesi trascinano lo show un po’ troppo sulla soglia del ridicolo. Sgalambro completa l’opera. Chiudono l’esibizione i classici imprescindibili, il bis ci serba L’era del cinghile bianco e Centro di gravità permanente.

    E’ ora il momento dei Subsonica, una sferzata di adrenalina live: a Disco labirinto segue una rivisitazione di Patriots con Battiato ai cori che cerca, leggio alla mano, di non sbagliare le entrate; il maestro (qui sembra più uno studentello) segue attento i movimenti di Samuel, questi lo guarda con un misto di ammirazione, stupore, tenerezza e divertimento. Un ultimo brano, si spengono le luci del palco e un fiume di persone si riversa ai Murazzi.

  • Haiku

    Haiku

    FRANCO BATTIATO

     

    Luogo: Parco della Pellerina, Torino

    Data: 7 Luglio 2007

    Evento: Traffic Festival

    Voto: 7

    Incipit: Haiku. Cosa? Ci aspettavamo un’apertura punkabbestia, mentre Franco dalla sua sedia ci sorprende e ci stende con il più sublime dei brani. Il seguito non è da meno, dato che Povera Patria è un capolavoro sociale e riflessivo. Il pubblico sente il brano, ricontestualizza il testo adeguandolo all’attualità e sottolinea i passaggi fondamentali a suon di 80 mila battiti di mani. Seguono tre brani di Fleurs: Amore che vieni, amore che vai (De Andrè), La canzone dei vecchi amanti (Jaques Brel), Ruby Tuesday (Rolling Stones).

    Prevedibilmente il Battiato “pianoforte a coda e quartetto d’archi” deve ora lasciare spazio alla sua anima sperimentale e rockeggiante, ma quelle quattro pseudo-punk-sardo-londinesi trascinano lo show un po’ troppo sulla soglia del ridicolo. Sgalambro completa l’opera. Chiudono l’esibizione i classici imprescindibili, il bis ci serba L’era del cinghile bianco e Centro di gravità permanente.

    E’ ora il momento dei Subsonica, una sferzata di adrenalina live: a Disco labirinto segue una rivisitazione di Patriots con Battiato ai cori che cerca, leggio alla mano, di non sbagliare le entrate; il maestro (qui sembra più uno studentello) segue attento i movimenti di Samuel, questi lo guarda con un misto di ammirazione, stupore, tenerezza e divertimento. Un ultimo brano, si spengono le luci del palco e un fiume di persone si riversa ai Murazzi.

  • Paolo Conte tra luce e poesia

    Paolo Conte tra luce e poesia

    PAOLO CONTE

    www.paoloconte.it

    Luogo: Anfiteatro Giovanni Paolo II, Sordevolo (BI)
    Data: 29 giugno 2007
    Evento: Libra Festival
    Voto: 9

    Alla destra del palcoscenico la luce naturale di una perfetta luna piena cui si affianca quella più flebile di Giove; alla sinistra lo sfavillio delle illuminazioni cittadine che i 600 metri di altitudine di Sordevolo permettono di scorgere in lontananza. Fanno il loro ingresso chitarrista e altri sei polistrumentisti rigorosamente in smoking che si posizionano alle rispettive postazioni; pochi attimi ancora e questo scenario diventerà contorno: Paolo Conte entra dalla sinistra, un cenno per salutare il folto pubblico, si siede al suo pianoforte e immobile attende la prima nota dello xilofono: Sparring partner. Termina il brano di apertura, i musicisti corrono per il palco e si scambiano i ruoli come in una danza che accompagnerà tutto il concerto. Via al secondo pezzo, Come-dì.

    Tra le gambe del pianoforte si muovono quelle di Conte, un piede si agita freneticamente, l’altro sembra seguire le note; un accenno di kazoo e il pubblico è in tripudio. Il ritmo si allenta sulle strofe de La casa cinese e si fa cadenzato quand’è il momento di Sotto le stelle del jazz, particolarmente apprezzata dagli spettatori che si divertono ad imitare il cantautore a suon di “zzz”. Le luci della scena si tingono di verde e i suoni si fanno esotici: è il momento di Alle prese con una verde Milonga che scivola via sinuosa per lasciare spazio alla fumosa e accattivante Boogie.

    Come da copione i musicisti escono di scena e Conte esegue solo al pianoforte Parole d’amore scritte a macchina; quando termina il brano anche l’ultimo sassofonista abbandona il palco ed ecco Genova per noi, troppo grande, troppo celebre, non può essere rappresentata che su un palcoscenico sgombro. Conte termina quasi frettolosamente la popolare canzone e per la prima volta si alza e si porta al microfono alla sinistra del pianoforte: a chiudere la prima parte dello show è la splendida Molto lontano, il piano suonato a quattro mani, il bandoneon che soffia alle sue spalle.

    Un motivo sentito e risentito apre la seconda parte del concerto, ma non è immediato che si tratti di Bartali: la prima strofa è lenta, forzatamente lenta, ma d’un tratto arriva la ripresa ritmica che asseconda le aspettative di tutti. Un’atmosfera calda e rilassante riempie l’aria con Sonno elefante, poi è la volta di Lo zio, Max e Diavolo Rosso che si trasforma piano piano in quella che sembra un’improvvisazione klezmer. Conte esce di scena, il solito rituale gridato lo fa rientrare per il bis. Due ragazzi si lanciano sotto al palco, subito la folla li imita e balla al ritmo de La vecchia giacca nuova. Via con me è intonata all’unanimità prima che le luci si spengano definitivamente

  • Paolo Conte tra luce e poesia

    Paolo Conte tra luce e poesia

    PAOLO CONTE

    www.paoloconte.it

    Luogo: Anfiteatro Giovanni Paolo II, Sordevolo (BI)
    Data: 29 giugno 2007
    Evento: Libra Festival
    Voto: 9

    Alla destra del palcoscenico la luce naturale di una perfetta luna piena cui si affianca quella più flebile di Giove; alla sinistra lo sfavillio delle illuminazioni cittadine che i 600 metri di altitudine di Sordevolo permettono di scorgere in lontananza. Fanno il loro ingresso chitarrista e altri sei polistrumentisti rigorosamente in smoking che si posizionano alle rispettive postazioni; pochi attimi ancora e questo scenario diventerà contorno: Paolo Conte entra dalla sinistra, un cenno per salutare il folto pubblico, si siede al suo pianoforte e immobile attende la prima nota dello xilofono: Sparring partner. Termina il brano di apertura, i musicisti corrono per il palco e si scambiano i ruoli come in una danza che accompagnerà tutto il concerto. Via al secondo pezzo, Come-dì.

    Tra le gambe del pianoforte si muovono quelle di Conte, un piede si agita freneticamente, l’altro sembra seguire le note; un accenno di kazoo e il pubblico è in tripudio. Il ritmo si allenta sulle strofe de La casa cinese e si fa cadenzato quand’è il momento di Sotto le stelle del jazz, particolarmente apprezzata dagli spettatori che si divertono ad imitare il cantautore a suon di “zzz”. Le luci della scena si tingono di verde e i suoni si fanno esotici: è il momento di Alle prese con una verde Milonga che scivola via sinuosa per lasciare spazio alla fumosa e accattivante Boogie.

    Come da copione i musicisti escono di scena e Conte esegue solo al pianoforte Parole d’amore scritte a macchina; quando termina il brano anche l’ultimo sassofonista abbandona il palco ed ecco Genova per noi, troppo grande, troppo celebre, non può essere rappresentata che su un palcoscenico sgombro. Conte termina quasi frettolosamente la popolare canzone e per la prima volta si alza e si porta al microfono alla sinistra del pianoforte: a chiudere la prima parte dello show è la splendida Molto lontano, il piano suonato a quattro mani, il bandoneon che soffia alle sue spalle.

    Un motivo sentito e risentito apre la seconda parte del concerto, ma non è immediato che si tratti di Bartali: la prima strofa è lenta, forzatamente lenta, ma d’un tratto arriva la ripresa ritmica che asseconda le aspettative di tutti. Un’atmosfera calda e rilassante riempie l’aria con Sonno elefante, poi è la volta di Lo zio, Max e Diavolo Rosso che si trasforma piano piano in quella che sembra un’improvvisazione klezmer. Conte esce di scena, il solito rituale gridato lo fa rientrare per il bis. Due ragazzi si lanciano sotto al palco, subito la folla li imita e balla al ritmo de La vecchia giacca nuova. Via con me è intonata all’unanimità prima che le luci si spengano definitivamente