Categoria: Recensioni dischi

  • Zenyatta Mondatta // The Police

    Zenyatta Mondatta // The Police

    Su quali prerogative erano basati i primi due, brillanti, lavori dei Police? Su una possente mistura di white reggae and punk rock, oltre che sulle modulazioni acuto-isteriche della voce di Gordon e i virtuosismi strumentali dei di lui compagni, particolarmente Summers. L’assenza di uno di questi ingredienti porta all’emissione di un disco flaccido, molliccio, con poche canzoni di un certo livello ed una certa noia di sottofondo che si dipana lungo l’arco dei quaranta (scarsi) minuti.

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  • Standing On The Shoulder Of Giants // Oasis

    Standing On The Shoulder Of Giants // Oasis

    Fin dal primo istante di questo quarto solco degli Oasis, con l’esuberante intro di batteria di Fuckin’ In The Bushes, titolo che ormai non ci si affanna neanche più a censurare, l’impressione sovrana è che si faccia di tutto per far dimenticare il goffo e ripetitivo Be Here Now. Con uno sforzo non indifferente, oltre due anni di lavoro ed una cura doviziosa dei particolari, la band manchesteriana distilla un lavoro davvero variegato, multicolore, il quale pur non toccando vette eccelse era proprio ciò che serviva in quel momento.

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  • The Miracle // Queen

    The Miracle // Queen

    Dopo il vasto consenso decretato a Kind Of Magic e la mastodontica tournèe mondiale che ne era conseguita, il gruppo si concede una pausa prolungata per poi tornare in studio e sfornare quello che ne può essere considerato l’ideale continuazione: evidenti sono infatti le analogie nei temi trattati e nella proposta musicale ad ampio respiro, chiaro segnale di entusiasmo ritrovato.

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  • Born in the USA // Bruce Springsteen

    Born in the USA // Bruce Springsteen

    Per importanza di contenuti ed oceanico consenso di pubblico, la settima fatica di Springsteen, Born In The USA, rappresenta, come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, Never Mind The Bullocks e pochi altri, più che un disco, un manifesto, lo specchio e la memoria di una generazione.

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  • Tracy Chapman // Tracy Chapman

    Tracy Chapman // Tracy Chapman

    L’album di debutto della cantautrice americana Tracy Chapman ebbe un impatto fragoroso alla fine del penultimo decennio del secolo, ed i connotati politico-sociali di cui è impregnato rappresentano, contrariamente alle apparenze, soltanto una parte delle motivazioni del suo successo. Le nenie folk dei vecchi cantastorie d’oltre oceano sono trasportate alle rive del nuovo millennio con un sound solare e spontaneo, lontano dalle dilatazioni lamentevoli e tediose dei classici canti di protesta.

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  • Mantra // Ritmo Tribale

    Mantra // Ritmo Tribale

    In bilico tra gli albori punk ed un evoluzione “in progress” decisamente più ammiccante all’ondata grunge che travolgeva da oltre oceano, questo Mantra, quinto disco dei Ritmo Tribale, è stato quello che maggiormente ha avvicinato i cinque rocker milanesi al “grande salto”, poi mancato.

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  • Collage // Le Orme

    Collage // Le Orme

    La grande stagione del rock progressivo italiano ha inizio da qui, con questo ottimo apripista ad opera Pagliuca-Tagliapietra, denominato Collage, ossia il secondo (o terzo, le solite beghe da condominio circa l’ufficialità o meno di vecchi vinili emessi all’inizio di grandi carriere) album delle Orme.

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  • Face Dances // The Who

    Face Dances // The Who

    Il terribile periodo che la band londinese attraversò allo sbiadire degli anni ’70 avrebbe potuto fatalmente portarla allo scioglimento. L’improvvisa dipartita dell’ impareggiabile Keith Moon, proprio sull’onda della pubblicazione di Who Are You, nel settembre ’78.

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  • Walls and Bridges // John Lennon

    Walls and Bridges // John Lennon

    La pubblicazione, il 5 ottobre 1974, del quinto disco solista di Lennon, Walls And Bridges sarebbe stata l’ ultima prima della pausa quinquennale che il leader dei Beatles si sarebbe concesso prima della (tragicamente) breve rentrée. E val la pena subito di dire che si tratta di un eccellente modo di lasciarsi alle spalle il music business, con quello che sarebbe stato in assoluto il suo disco migliore, non fosse stato per l’irripetibile Plastic Ono Band.

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  • Oggetti smarriti // Enrico Ruggeri

    Oggetti smarriti // Enrico Ruggeri

    Dopo l’ ubriacatura rock dello smagliante, immediato Peter Pan, e celebrata la seconda affermazione a Sanremo con la tirata Mistero, Ruggeri sceglie, forse anche a causa di delicate vicende personali, di tornare a privilegiare la melodia e la riflessione nell’album di inediti seguente, Oggetti smarriti.

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