Autore: Martina Bernareggi

  • Basi per l’album dei GENTE IN COMUNE

    Sognando la california
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    10 ragazze
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    Dio è morto
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    Dove si va
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    Impressioni di settembre
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    Ho in mente te
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    la compagnia
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    Scende la pioggia
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    Sguardo verso il cielo
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    Vagabondo
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    Vento del nord
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    C’è una strana espressione
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    C’era un ragazzo
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    C’è chi dice no
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    Generale
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  • Basi per l’album dei GENTE IN COMUNE

    Sognando la california
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    10 ragazze
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    Dio è morto
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    Dove si va
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    Impressioni di settembre
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    Ho in mente te
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    la compagnia
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    Scende la pioggia
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    Sguardo verso il cielo
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    Vagabondo
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    Vento del nord
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    C’è una strana espressione
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    C’era un ragazzo
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    C’è chi dice no
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    Generale
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  • Jerry Bergonzi Trio // JAZZaltro @ Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio

    Jerry Bergonzi Trio // JAZZaltro @ Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio

    JERRY BERGONZI TRIO

     

    www.manomanouche.com

    Luogo: Art Blakey, Busto Arsizio (VA)
    Data: 27 febbraio 2012
    Voto: 7,5


    Jerry Bergonzi – sax tenore

    Dave Santoro – contrabbasso

    Andrea Michelutti – batteria

     



    {gallery}concerti/jerry-bergonzi{/gallery}

    Di italiano, a Jerry Bergonzi non resta che il nome: è l’orgoglio americano (concetto così affascinante, forse perchè così estraneo a noi italiani) a trasudare non solo dal look del celebre sassofonista, da quei jeans, T-Shirt e cappellino da baseball che sembrano una divisa nazionale, ma anche e soprattutto dalle parole che accompagnano il brano di apertura. «E’ giusto amare un presidente che ama la musica» dichiara, e omaggia Barack Obama dedicandogli il pezzo.

    Così prende il volo la serata che vede Bergonzi tornare all’Art Blakey Jazz Club a distanza di dieci anni dalla prima volta; l’occasione è il terzo appuntamento della rassegna JAZZaltro, che cade in concomitanza con l’ultimo concerto della stagione live del club.

    Dalla tematica temporale si passa a quella spirituale con il brano successivo, Awake, ispirato al compositore da una parabola su Buddah: l’illuminato, sceso dalla cima della montagna su cui stava meditando da tempo, a chi gli domandava se fosse un un dio, un santo o un alieno, rispondeva semplicemente: «Son desto» (I’m awake, appunto). Sono le vivacissime note del sax tenore a tracciare l’andamento del brano, poi le bacchette di Andrea Michelutti prendono il sopravvento; una battuta di contrabbasso e l’ensemble si riunisce per il finale.

    Di sè Jerry Bergonzi dice solo che sfotunatamente non ha mai imparato l’italiano. Ma dei suoi compari di ribalta tesse le lodi definendone metaforicamente le qualità: Michelutti è «l’uomo che ti seguirebbe ovunque, anche in un vicolo oscuro, e che sa sempre darti la cosa di cui hai bisogno al momento più oppurtuno». Dave Santoro è invece il “big man” dietro al contrabbasso, «quello che dirige il traffico o che sta dietro ai fornelli. Insomma, il cuoco».

    E, subito dopo, le note di note di Silent Flying iniziano a fluire dal sassofono di Bergonzi, sembrano levitare impalpabili sopra al fruscio delle spazzole, fluttuano ambigue e infine si dissipano sul solo di contrabbasso.  Segue Demolian Mode, altro brano tratto da Three for All.

    Il primo set si chiude come si era aperto, con una dedica, questa volta diretta ad un caro amico di Bergonzi, il primo che – ci spiega il sassofonista – ha creduto in lui: You’re My Everything.

    Protagonista assoluto del rientro in scena è il sassofono tenore: un solo eclettico e variegato permette a Bergonzi di far sfoggio di tutta la maestria strumentale per cui è celebre nel mondo. Tocca a Michelutti l’avvio del pezzo successivo: le bacchette scorrono su tom e rullante, la cordiera inizialmente è assente, e poi inserita per marcare la seconda parte nel solo più frenetica e serrata. La batteria carica e il sassofonista rientra a pieno regime, con un fraseggio e un’intensità interpretativa che provocano l’esaltazione del pubblico.

    La ballata successiva serve a ripristinare lo stato di quiete in sala, lo swing spensierato di chiusura a congedare allegramente il pubblico che affollava il club.

  • Tullio De Piscopo & Band – Dal Blues al Jazz con … Andamento Lento // Teatro Galleria Legnano

    Tullio De Piscopo & Band – Dal Blues al Jazz con … Andamento Lento // Teatro Galleria Legnano

    Tutti insieme appassionatamente per l’Associazione Onlus ARES

    TULLIO DE PISCOPO & BAND

    www.tulliodepiscopo.it

    Luogo: Teatro Galleria, Legnano (MI)
    Data: 24 febbraio 2012
    Voto: 6

    Mattia Cigalini – sax alto
    G.Luca Silvestri – chitarre
    Fabio Visocchi – tastiere e piano
    Cesare Pizzetti – contrabbasso ed electric bass
    Matteo Mammolo – percussioni
    Tullio De Piscopo lead – voce e drum

    {gallery}concerti/tullio-de-piscopo{/gallery}

    Nulla come la musica riesce a intrappolare e conservare le nostre emozioni, stati d’animo, sensazioni, e a restituirceli, fossero anche trascorsi decenni, con la stessa vividezza del momento in cui li abbiamo vissuti. Così è per alcune canzoni che si sono insinuate nei nostri primi anni di vita, formando una specie di colonna sonora, spesso annidata nell’inconscio, che attende solo di essere rievocata. Per questo motivo, mi chiedo quanti, bambini negli anni ottanta, non abbiano  indissolubilmente impresso nella memoria il riff e il nonsense di Andamento Lento, e quanti abbiano provato la mia stessa emozione e curiosità di fronte alla possibilità di sentirla intonare dal vivo dall’autore a 24 anni dalla sua creazione.

    Possibilità che si è concretizzata grazie al progetto di beneficienza di Eventi per il mondo, per la cui causa si sono esibiti nel Teatro Galleria di Legnano artisti del calibro di Gino Paoli, Giorgio Conte e, appunto, Tullio De Piscopo.

    Ma il lato nostalgico non è l’unico che rende affascinante questo concerto: De Piscopo è un batterista virtuoso e sanguigno, esuberante e tecnicamente ineccepibile, passionale e virtuoso. Un mix decisamente allettante.

    Anticipano l’ingresso del festeggiato (cade, infatti, proprio il 24 febbraio il compleanno di De Piscopo, come suggerisce un grande striscione affisso dai fan in galleria) i suoi giovani scugnizzi, in realtà jazzisti affermati e conosciuti; l’intro strumentale crea attesa, l’atmosfera resta sospesa fino all’ingresso di De Piscopo tra gli applausi del pubblico.

    Già durante il primo brano emerge l’effervescente Mattia Cigalini: perfettamente a proprio agio sul palcoscenico si renderà protagonista, nel corso dell’esibizione, di duetti spumeggianti con l’incontenibile De Piscopo che sentenzia, abbracciandolo: «Così giovane, eppure così bravo!»

    La componente scenica è evidentemente parte integrante e imprescindibile dello spettacolo: così il ritmo tribale di Primavera è sottolineato nel finale dalle percussioni suonate da tutti gli strumentisti schierati a bordo palco. Da lì, il passaggio all’ “Hidee-hidee-hidee-ho” (Minnie The Moocher) lanciato verso il pubblico è breve.

    Tocca a Cesare Pizzetti l’introduzione del brano successivo in cui De Piscopo si lascia andare ad un assolo a dir poco pirotecnico, passando in rassegna ogni singolo componente della batteria, senza esclusione di colpi.

    Abbandona quindi la postazione dietro le pelli, si porta al microfono e lo spettacolo si trasforma in vera e propria commedia famigliare: prima il batterista si cala nella parte di nonno Tullio, afferra il nipotino in platea e gli fa provare l’ebbrezza del palcoscenico (cui il bambino sembra del tutto indifferente). Poi la leggerezza dell’infanzia lascia il posto alla tema grave della morte, quella della madre di De Piscopo, che il musicista rievoca con un racconto e col suono degli hang.

    Pagina chiusa, è ora il ritmo festaiolo di Conga Milonga ad imporsi, con tanto di inserto rap di Cigalini. E dopo il riscaldamento, ecco lo slancio di Andamento Lento che si fonde con Sex Machine e Blues Brothers, prima di ritonare sul suo celebre refrain: le bacchette di De Piscopo, scatenate, non risparmiano nemmeno le corde del basso di Pizzetti.

    Il ritratto famigliare lasciato in sospeso viene ora completato con l’esibizione della nipotina che accompagna il nonno durante la canzone ispirata dalla sua nascita, Ballando ballando.

    Il momento più clou della serata è toccato quando De Piscopo riprone il brano presntato all’academie de france che gli valse il primo premio consegnatogli direttamente dalle manio di Billy Cobham: l’assolo scorrre sulle pelli, tra cui spicca una seconda grancassa inserita tra il raid e il china, sfocia nella dance e trionfa sui Carmina Burana, mentre coriandoli piovono dal cielo.

    Per i bis Tullio De Piscopo riserva Torero, brano che – ci spiega – avrebbe dovuto reincidere assieme al suo illustre conterraneo Renato Carosone (progetto che sfortunatamente non si sarebbe mai concretizzato). C’è spazio ancora per un paio di brani e un omaggio per il compleanno del cantante, prima che la sala inizi lentamente a svuotarsi.

     

  • Jerry Bergonzi Trio // JAZZaltro @ Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio

    Jerry Bergonzi Trio // JAZZaltro @ Art Blakey Jazz Club di Busto Arsizio

    JERRY BERGONZI TRIO

     

    www.manomanouche.com

    Luogo: Art Blakey, Busto Arsizio (VA)
    Data: 27 febbraio 2012
    Voto: 7,5

     

    Jerry Bergonzi – sax tenore

    Dave Santoro – contrabbasso

    Andrea Michelutti – batteria

     

     

     

    {gallery}concerti/jerry-bergonzi{/gallery}

    Di italiano, a Jerry Bergonzi non resta che il nome: è l’orgoglio americano (concetto così affascinante, forse perchè così estraneo a noi italiani) a trasudare non solo dal look del celebre sassofonista, da quei jeans, T-Shirt e cappellino da baseball che sembrano una divisa nazionale, ma anche e soprattutto dalle parole che accompagnano il brano di apertura. «E’ giusto amare un presidente che ama la musica» dichiara, e omaggia Barack Obama dedicandogli il pezzo.

    Così prende il volo la serata che vede Bergonzi tornare all’Art Blakey Jazz Club a distanza di dieci anni dalla prima volta; l’occasione è il terzo appuntamento della rassegna JAZZaltro, che cade in concomitanza con l’ultimo concerto della stagione live del club.

    Dalla tematica temporale si passa a quella spirituale con il brano successivo, Awake, ispirato al compositore da una parabola su Buddah: l’illuminato, sceso dalla cima della montagna su cui stava meditando da tempo, a chi gli domandava se fosse un un dio, un santo o un alieno, rispondeva semplicemente: «Son desto» (I’m awake, appunto). Sono le vivacissime note del sax tenore a tracciare l’andamento del brano, poi le bacchette di Andrea Michelutti prendono il sopravvento; una battuta di contrabbasso e l’ensemble si riunisce per il finale.

    Di sè Jerry Bergonzi dice solo che sfotunatamente non ha mai imparato l’italiano. Ma dei suoi compari di ribalta tesse le lodi definendone metaforicamente le qualità: Michelutti è «l’uomo che ti seguirebbe ovunque, anche in un vicolo oscuro, e che sa sempre darti la cosa di cui hai bisogno al momento più oppurtuno». Dave Santoro è invece il “big man” dietro al contrabbasso, «quello che dirige il traffico o che sta dietro ai fornelli. Insomma, il cuoco».

    E, subito dopo, le note di note di Silent Flying iniziano a fluire dal sassofono di Bergonzi, sembrano levitare impalpabili sopra al fruscio delle spazzole, fluttuano ambigue e infine si dissipano sul solo di contrabbasso.  Segue Demolian Mode, altro brano tratto da Three for All.

    Il primo set si chiude come si era aperto, con una dedica, questa volta diretta ad un caro amico di Bergonzi, il primo che – ci spiega il sassofonista – ha creduto in lui: You’re My Everything.

    Protagonista assoluto del rientro in scena è il sassofono tenore: un solo eclettico e variegato permette a Bergonzi di far sfoggio di tutta la maestria strumentale per cui è celebre nel mondo. Tocca a Michelutti l’avvio del pezzo successivo: le bacchette scorrono su tom e rullante, la cordiera inizialmente è assente, e poi inserita per marcare la seconda parte nel solo più frenetica e serrata. La batteria carica e il sassofonista rientra a pieno regime, con un fraseggio e un’intensità interpretativa che provocano l’esaltazione del pubblico.

    La ballata successiva serve a ripristinare lo stato di quiete in sala, lo swing spensierato di chiusura a congedare allegramente il pubblico che affollava il club.

  • Tullio De Piscopo & Band – Dal Blues al Jazz con … Andamento Lento // Teatro Galleria Legnano

    Tullio De Piscopo & Band – Dal Blues al Jazz con … Andamento Lento // Teatro Galleria Legnano

    Tutti insieme appassionatamente per l’Associazione Onlus ARES

    TULLIO DE PISCOPO & BAND

    www.tulliodepiscopo.it

    Luogo: Teatro Galleria, Legnano (MI)
    Data: 24 febbraio 2012
    Voto: 6

    Mattia Cigalini – sax alto
    G.Luca Silvestri – chitarre
    Fabio Visocchi – tastiere e piano
    Cesare Pizzetti – contrabbasso ed electric bass
    Matteo Mammolo – percussioni
    Tullio De Piscopo lead – voce e drum

    {gallery}concerti/tullio-de-piscopo{/gallery}

    Nulla come la musica riesce a intrappolare e conservare le nostre emozioni, stati d’animo, sensazioni, e a restituirceli, fossero anche trascorsi decenni, con la stessa vividezza del momento in cui li abbiamo vissuti. Così è per alcune canzoni che si sono insinuate nei nostri primi anni di vita, formando una specie di colonna sonora, spesso annidata nell’inconscio, che attende solo di essere rievocata. Per questo motivo, mi chiedo quanti, bambini negli anni ottanta, non abbiano  indissolubilmente impresso nella memoria il riff e il nonsense di Andamento Lento, e quanti abbiano provato la mia stessa emozione e curiosità di fronte alla possibilità di sentirla intonare dal vivo dall’autore a 24 anni dalla sua creazione.

    Possibilità che si è concretizzata grazie al progetto di beneficienza di Eventi per il mondo, per la cui causa si sono esibiti nel Teatro Galleria di Legnano artisti del calibro di Gino Paoli, Giorgio Conte e, appunto, Tullio De Piscopo.

    Ma il lato nostalgico non è l’unico che rende affascinante questo concerto: De Piscopo è un batterista virtuoso e sanguigno, esuberante e tecnicamente ineccepibile, passionale e virtuoso. Un mix decisamente allettante.

    Anticipano l’ingresso del festeggiato (cade, infatti, proprio il 24 febbraio il compleanno di De Piscopo, come suggerisce un grande striscione affisso dai fan in galleria) i suoi giovani scugnizzi, in realtà jazzisti affermati e conosciuti; l’intro strumentale crea attesa, l’atmosfera resta sospesa fino all’ingresso di De Piscopo tra gli applausi del pubblico.

    Già durante il primo brano emerge l’effervescente Mattia Cigalini: perfettamente a proprio agio sul palcoscenico si renderà protagonista, nel corso dell’esibizione, di duetti spumeggianti con l’incontenibile De Piscopo che sentenzia, abbracciandolo: «Così giovane, eppure così bravo!»

    La componente scenica è evidentemente parte integrante e imprescindibile dello spettacolo: così il ritmo tribale di Primavera è sottolineato nel finale dalle percussioni suonate da tutti gli strumentisti schierati a bordo palco. Da lì, il passaggio all’ “Hidee-hidee-hidee-ho” (Minnie The Moocher) lanciato verso il pubblico è breve.

    Tocca a Cesare Pizzetti l’introduzione del brano successivo in cui De Piscopo si lascia andare ad un assolo a dir poco pirotecnico, passando in rassegna ogni singolo componente della batteria, senza esclusione di colpi.

    Abbandona quindi la postazione dietro le pelli, si porta al microfono e lo spettacolo si trasforma in vera e propria commedia famigliare: prima il batterista si cala nella parte di nonno Tullio, afferra il nipotino in platea e gli fa provare l’ebbrezza del palcoscenico (cui il bambino sembra del tutto indifferente). Poi la leggerezza dell’infanzia lascia il posto alla tema grave della morte, quella della madre di De Piscopo, che il musicista rievoca con un racconto e col suono degli hang.

    Pagina chiusa, è ora il ritmo festaiolo di Conga Milonga ad imporsi, con tanto di inserto rap di Cigalini. E dopo il riscaldamento, ecco lo slancio di Andamento Lento che si fonde con Sex Machine e Blues Brothers, prima di ritonare sul suo celebre refrain: le bacchette di De Piscopo, scatenate, non risparmiano nemmeno le corde del basso di Pizzetti.

    Il ritratto famigliare lasciato in sospeso viene ora completato con l’esibizione della nipotina che accompagna il nonno durante la canzone ispirata dalla sua nascita, Ballando ballando.

    Il momento più clou della serata è toccato quando De Piscopo riprone il brano presntato all’academie de france che gli valse il primo premio consegnatogli direttamente dalle manio di Billy Cobham: l’assolo scorrre sulle pelli, tra cui spicca una seconda grancassa inserita tra il raid e il china, sfocia nella dance e trionfa sui Carmina Burana, mentre coriandoli piovono dal cielo.

    Per i bis Tullio De Piscopo riserva Torero, brano che – ci spiega – avrebbe dovuto reincidere assieme al suo illustre conterraneo Renato Carosone (progetto che sfortunatamente non si sarebbe mai concretizzato). C’è spazio ancora per un paio di brani e un omaggio per il compleanno del cantante, prima che la sala inizi lentamente a svuotarsi.

     

  • Jerry Bergonzi Trio // Live @ Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio

    Jerry Bergonzi Trio // Live @ Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio

    La rassegna JAZZaltro inconta il pubblico Art Blakey Jazz Club in occasione di un importante appuntamento: il concerto del Jerry Bergonzi Trio. Nato a Boston da genitori italo-americani, Bergonzi vanta uno stile che ha riunificato molti dei principali dialetti del tenorismo moderno, oltre ad una genialità compositiva  e maestia stumentale riconosciute da jazzisti di tutto il mondo.

    Il suo è in raltà un ritorno sul palco del club di vicolo Carpi (aveva già calcato quel palcoscenico nel 2001): un evento unico che testimonia ancora una volta l’eccezionalità delle scelte artistiche dell’Art Blakey Jazz Club.

    LEGGI LA RECENSIONE

  • Jerry Bergonzi Trio // Live @ Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio

    Jerry Bergonzi Trio // Live @ Art Blakey Jazz Club, Busto Arsizio

    La rassegna JAZZaltro inconta il pubblico Art Blakey Jazz Club in occasione di un importante appuntamento: il concerto del Jerry Bergonzi Trio. Nato a Boston da genitori italo-americani, Bergonzi vanta uno stile che ha riunificato molti dei principali dialetti del tenorismo moderno, oltre ad una genialità compositiva  e maestia stumentale riconosciute da jazzisti di tutto il mondo.

    Il suo è in raltà un ritorno sul palco del club di vicolo Carpi (aveva già calcato quel palcoscenico nel 2001): un evento unico che testimonia ancora una volta l’eccezionalità delle scelte artistiche dell’Art Blakey Jazz Club.

    LEGGI LA RECENSIONE

  • Conoscere il jazz 2012 // Stefano Zenni racconta Charles Mingus – Bollate Jazz Meeting

    Conoscere il jazz 2012 // Stefano Zenni racconta Charles Mingus – Bollate Jazz Meeting

    Non aspettatevi di sentirvi raccontare una storiella biografica, non pensate di arrivare a metà di una conferenza di Stefano Zenni e conoscere vita e opere del personaggio di cui parla: è un’illusione che non vi darà mai. Ma, quando avrà finito di parlare, quel personaggio lo sentirete più vicino, quasi fosse un amico che vi ha confidato qualcosa di sè, intimamente. Ed è proprio questo il punto ideale da cui iniziare a conoscerlo.

    Nel corso del quarto appuntamento di Conoscere il jazz 2012, Stefano Zenni lascia che sia Charles Mingus a spiegarsi, gli permette di farlo attraverso la sua musica, le note di copertina che lui stesso (o il suo psicanalista!) ha lasciato. Sublime e sottile intermediario tra l’artista e pubblico, Zenni, quando racconta aneddoti, persone o episodi della vita di Mingus, lo fa per aiutarci a comprendere il significato della sua eredità artistica, la sua musica, ciò che in fondo ha voluto lasciarci.

    Per questo motivo gli ascolti che Stefano Zenni riesce, per quanto complessi, a rendere accessibili anche ai non addetti ai lavori, sono una componente fondamentale della narrazione, oltre a qul pizzico di ironia che permette di lubrificare il discorso anche nei punti più spessi.

    Quarta delle cinque conferenze del ciclo, The Black Saint. Biografia in musica di Charles Mingus tra composizione e improvvisazione denota ancora una volta l’alto livello delle proposte di Bollate Jazz Meeting, che il pubblico sembra apprezzare notevolmente, data la serie di domande sottoposte al relatore dopo due ore di conferenza.

     


    APPUNTAMENTO FINALE

    Marzo 2012 – Ore 21
    Bollate Palazzo Seccoborella (piazza C.A.Dalla Chiesa 30)

    GIANNI GUALBERTO

    Contaminazioni nella scena musicale e culturale americana

     

  • Conoscere il jazz 2012 // Stefano Zenni racconta Charles Mingus – Bollate Jazz Meeting

    Conoscere il jazz 2012 // Stefano Zenni racconta Charles Mingus – Bollate Jazz Meeting

    Non aspettatevi di sentirvi raccontare una storiella biografica, non pensate di arrivare a metà di una conferenza di Stefano Zenni e conoscere vita e opere del personaggio di cui parla: è un’illusione che non vi darà mai. Ma, quando avrà finito di parlare, quel personaggio lo sentirete più vicino, quasi fosse un amico che vi ha confidato qualcosa di sè, intimamente. Ed è proprio questo il punto ideale da cui iniziare a conoscerlo.

    Nel corso del quarto appuntamento di Conoscere il jazz 2012, Stefano Zenni lascia che sia Charles Mingus a spiegarsi, gli permette di farlo attraverso la sua musica, le note di copertina che lui stesso (o il suo psicanalista!) ha lasciato. Sublime e sottile intermediario tra l’artista e pubblico, Zenni, quando racconta aneddoti, persone o episodi della vita di Mingus, lo fa per aiutarci a comprendere il significato della sua eredità artistica, la sua musica, ciò che in fondo ha voluto lasciarci.

    Per questo motivo gli ascolti che Stefano Zenni riesce, per quanto complessi, a rendere accessibili anche ai non addetti ai lavori, sono una componente fondamentale della narrazione, oltre a qul pizzico di ironia che permette di lubrificare il discorso anche nei punti più spessi.

    Quarta delle cinque conferenze del ciclo, The Black Saint. Biografia in musica di Charles Mingus tra composizione e improvvisazione denota ancora una volta l’alto livello delle proposte di Bollate Jazz Meeting, che il pubblico sembra apprezzare notevolmente, data la serie di domande sottoposte al relatore dopo due ore di conferenza.

     


    APPUNTAMENTO FINALE

    Marzo 2012 – Ore 21
    Bollate Palazzo Seccoborella (piazza C.A.Dalla Chiesa 30)

    GIANNI GUALBERTO

    Contaminazioni nella scena musicale e culturale americana